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		<title>Monte Rosa Hütte &#8211; architettura sostenibile sulle Alpi</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Apr 2012 09:08:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’Istituto Federale Svizzero di Tecnologia (ETH, Zurigo) in collaborazione con il rinomato studio di architettura Bearth &#38; Deplazes Architekten e con il  Club Alpino Svizzero (CAS) hanno progettato e realizzare il  Monte Rosa Hütte — un rifugio situato a quasi 3000m che costituisce un importante traguardo per l’architettura sostenibile e per il design innovativo. In [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>L’Istituto Federale Svizzero di Tecnologia (ETH, Zurigo) in collaborazione con il rinomato studio di architettura Bearth &amp; Deplazes Architekten e con il  Club Alpino Svizzero (CAS) hanno progettato e realizzare il  Monte Rosa Hütte — un rifugio situato a quasi 3000m che costituisce un importante traguardo per l’architettura sostenibile e per il design innovativo. In fase progettuale l’uso del software Vectorworks<sup>®</sup> è stato cruciale.<img title="Continua..." src="http://www.videocomservice.net/blog/wp-includes/js/tinymce/plugins/wordpress/img/trans.gif" alt="" /></em></p>
<p><span id="more-338"></span><img title="Continua..." src="http://www.videocomservice.net/blog/wp-includes/js/tinymce/plugins/wordpress/img/trans.gif" alt="" /></p>
<p><img class="alignnone" title="Rifugio Monte Rosa" src="http://www.videocomservice.net/images/blog/Monterosa/Monterosa01.jpg" alt="" width="550" height="413" /></p>
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<p><strong>Tre montagne si incontrano</strong></p>
<p>Al vertice della tecnologia e della natura, il Monte Rosa Hütte si trova a 2.883 metri di altezza nel cielo alpino svizzero tra il Gorner, il Monte Rosa e i ghiacciai vicino a Zermatt. Situato a ore di distanza dal più vicino avamposto, la struttura sorge sul crinale roccioso del massiccio del Monte Rosa. Il paesaggio circostante ha una sembianza quasi lunare, essendo al contempo vasto, isolato, tranquillo e stranamente silenzioso. E’ possibile osservare il Cervino a ovest senza riscontrare alcun segno di vita umana. Solamente le pareti in vetro e in metallo scintillante del Monte Rosa Hütte si ergono sfidando la roccia e la neve sterminata. L’Hütte non abbandona la secolare tradizione dei rifugi alpini ma al tempo stesso la ridefinisce completamente.</p>
<div class="wp-caption alignnone" style="width: 560px"><img title="Il rifugio Monte Rosa, anche se grande e spazioso, non è che un piccolo cristallo di roccia che brilla su un ghiacciaio che sembra infinito." src="http://www.videocomservice.net/images/blog/Monterosa/Monterosa02.jpg" alt="" width="550" height="413" /><p class="wp-caption-text">Il rifugio Monte Rosa, anche se grande e spazioso, non è che un piccolo cristallo di roccia che brilla su un ghiacciaio che sembra infinito.</p></div>
<p>Il Monte Rosa Hütte è stato concepito come uno dei 50 progetti sviluppati per la commemorazione del 150° anniversario del Politecnico federale (ETH) di Zurigo. Nel 2003, il comitato della celebrazione ha costituito la Studio Monte Rosa presso la Facoltà di Architettura dell’ETH di Zurigo per progettare e costruire una struttura in grado di sostituire l’originale Monte Rosa Hütte, di dimensioni ormai troppo ridotte, che richiedeva importanti interventi di riparazione. La nuova struttura avrebbe dovuto soddisfare due scopi importanti: fornire agli alpinisti e agli escursionisti una protezione dagli agenti atmosferici, nonché offrire un comodo spazio pulito per rifocillarsi, riprendere le forze e conversare con i compagni di viaggio; avrebbe dovuto inoltre permettere all’ETH di Zurigo di fare importanti ricerche riguardanti pratiche sostenibili efficienti.</p>
<p>La progettazione e la costruzione del Monte Rosa Hütte è stata realizzata grazie alla costante collaborazione tra gli studenti del Politecnico, lo studio svizzero di architettura Bearth &amp; Deplazes Architekten e lo Studio Monte Rosa, un gruppo formato da studenti selezionati e dagli architetti Bearth e Deplazes. In collaborazione con il Monte Rosa Studio, gli studenti del Politecnico federale di Zurigo hanno gestito il concept, il design e le fasi di ricerca per soddisfare i requisiti e il budget fissati dal Club Alpino Svizzero; lo studio di architettura si è occupato invece della sua realizzazione. Gli studenti sono stati messi alla prova al fine di sviluppare un edificio che potesse essere costruito lontano dai sistemi di distribuzione di energia elettrica e di acqua potabile ma potesse ugualmente fornire energia e acqua sufficiente a servire la quasi totalità delle necessità dei propri inquilini, anche in condizioni estreme, come in presenza di venti forti, neve e persino terremoti.</p>
<p>Supervisionati dagli architetti Bearth e Deplazes, gli studenti dell’ETH e lo Studio Monte Rosa hanno lavorato sul design per quattro semestri dal 2003 al 2005. E’ stato inoltre impiegato più di un anno per una ricerca mirata all’ottimizzazione dell’Hütte e dei suoi componenti. Dopo aver formulato dodici diverse proposte per la progettazione delle strutture, hanno affinato le loro idee fino a raggiungere un design innovativo. La prima pietra venne posata il 16 agosto 2008 e la costruzione è iniziata nel maggio 2009. Il nuovo attesissimo Monte Rosa Hütte è stato aperto con grande successo il 26 settembre 2009, con un costo di 6,5 milioni di franchi svizzeri.</p>
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<p><em>“Quello che mi affascinava fin dall’inizio era la posizione, lontano dalla civiltà, un po’ come l’isola di Robinson Crusoe. Abbiamo iniziato col chiederci da dove proviene tutto ciò che ogni giorno si consuma o si usa senza pensarci.  La risposta, naturalmente, è: da uno spazio sociale altamente complesso, un ambiente tecnologicamente avanzato orientato alle esigenze di tutti i giorni; non dunque un paesaggio visto attraverso una lente deformata da un ideale romantico, che vede gli Hütte alpini apparentemente abbandonati quasi fossero cottage d’altopiano” - </em><em>Andrea Deplazes, professore di architettura delle costruzioni, </em><em>capo dello Studio Monte Rosa, Facoltà di Architettura, ETH Zurigo</em><em> e titolare dello studio Bearth &amp; Deplazes Architekten, Chur, Svizzera</em></p>
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<p><strong>Avamposto </strong><strong>solitario</strong></p>
<p>Non ci sono strade che portano al Monte Rosa Hütte. La maggior parte dei visitatori vi si reca a piedi camminando sulla roccia, sul terreno coperto di neve, affrontando nella parte terminale una ripida salita. Un viaggiatore può camminare due o tre ore dalla stazione ferroviaria più vicina, che si trova a Rotenboden o farsi calare in elicottero: una volta raggiunta la meta, viene premiato con uno spazio pulito e confortevole.</p>
<div class="wp-caption alignnone" style="width: 560px"><img title="Materassi trapezoidali di varie dimensioni nelle camere da letto ottimizzate dello spazio notte." src="http://www.videocomservice.net/images/blog/Monterosa/Monterosa03.jpg" alt="" width="550" height="560" /><p class="wp-caption-text">Materassi trapezoidali di varie dimensioni nelle camere da letto ottimizzate dello spazio notte.</p></div>
<p>La struttura può ospitare fino a 120 persone. All’interno si trovano una cucina e una zona pranzo, entrambe realizzate in abete rosso e abete, scelti per le loro doti di sostenibilità. Una grande sala comune è stata concepita come area di socializzazione. Le camere presentano materassi trapezoidali di varie dimensioni, concepiti per ridurre al minimo lo spreco di spazio, adattandosi alla forma del corpo umano (più ampio nella parte superiore e più affusolata per le gambe). In fase di ricerca, gli studenti ETH hanno utilizzato Vectorworks<sup>®</sup> per ottimizzare il posizionamento e il numero di posti-letto all’interno dello spazio disponibile. Simulando diversi scenari per i letti e gli elementi da costruzione, il team di progettazione è riuscito ad ottimizzare al massimo il design dell’Hütte, accorciando notevolmente i tempi di sviluppo e riducendo in maniera significativa i costi di costruzione.</p>
<div class="wp-caption alignnone" style="width: 560px"><img title="Le grandi travi in legno con giunti a vista e anelli di accrescimento scolpiti al computer offrono agli escursionisti uno spazio accogliente per conversare o mangiare." src="http://www.videocomservice.net/images/blog/Monterosa/Monterosa04.jpg" alt="" width="550" height="366" /><p class="wp-caption-text">Le grandi travi in legno con giunti a vista e anelli di accrescimento scolpiti al computer offrono agli escursionisti uno spazio accogliente per conversare o mangiare.</p></div>
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<p><strong>Una meraviglia moderna </strong></p>
<p>Il design del Monte Rosa Hütte esteticamente è austero come il paesaggio che lo circonda. Il tetto riflettente rispecchia la maestosità del luogo, fornendo preziosa energia solare all’edificio. Un nastro di finestre proietta le ombre su una scala a chiocciola e richiama i crinali delle cime che si possono ammirare in lontananza. All’interno, il grande impiego del legno ricorda ai visitatori il contesto naturale dell’Hütte, l’alzata della scala si raccorda all’inclinazione delle pareti, proprio come la salita necessaria a raggiungere il sito. Anche la posizione dell’Hütte, arroccato sul bordo di una ripida salita, permette di integrarlo alla perfezione con il vasto ambiente alpino, facendolo somigliare ad uno sperone roccioso.</p>
<p>Anche se il Monte Rosa Hütte si fonde con la natura circostante, il progetto è stato sviluppato per andare oltre. L’edificio ha la forma di un poligono irregolare costituito da dieci segmenti creati da travi incrociate poste radialmente, in modo da assomigliare ad una arancia con la scorza tagliata grossolanamente. I suoi cinque piani sono intersecati ad angoli asimmetrici. La forma è stata progettata per essere il più possibile efficiente, ottimizzando il volume per ridurre l’area superficiale, riducendo così al minimo l’esposizione della struttura al vento e alla neve ma allo stesso tempo fornendo più spazio per gli ospiti. Dieci fondazioni radicano la struttura nella roccia e sostengono una piastra stellare in acciaio che dà sostegno ai muri radiali.</p>
<div class="wp-caption alignnone" style="width: 560px"><img title="Le finestre a nastro permettono di ammirare il crinale della montagna, illuminano la scala di accesso e portano luce all’interno dell’Hütte, aumentandone l’efficienza termica." src="http://www.videocomservice.net/images/blog/Monterosa/Monterosa05.jpg" alt="" width="550" height="413" /><p class="wp-caption-text">Le finestre a nastro permettono di ammirare il crinale della montagna, illuminano la scala di accesso e portano luce all’interno dell’Hütte, aumentandone l’efficienza termica.</p></div>
<p>Il team di progettazione ha utilizzato il software Vectorworks Architect per creare la geometria complessa del Monte Rosa Hütte, progettando 420 elementi verticali ed orizzontali differenti, che sono stati poi connessi fra loro. La gestione delle diverse geometrie è stata molto impegnativa, anche perché si è cercato di mantenere le soluzioni di dettaglio il più possibile simili fra loro, come si può notare dalla forma delle finestre a nastro, dalle parti in legno e dall’arredamento delle camere da letto. Le flessibili librerie di simboli di Vectorworks<sup>®</sup> si sono rivelate molto utili al team, poiché i progettisti non hanno dovuto creare i componenti da zero, ma hanno potuto riutizzarli di volta in volta.</p>
<p>Il software, inoltre, ha fornito la base per il calcolo dei costi di progetto secondo gli standard svizzeri e ha permesso agli studenti di assumere una metodologia a “catena digitale” per mettere a punto i componenti del rifugio in ogni fase del progetto e trasferire i dati senza soluzione di continuità dall’idea al progetto, allo sviluppo, alla realizzazione ed infine alla messa in opera. Il risultato finale: ottimi elementi costruttivi ed una agevole collaborazione con gli altri team che si sono occupati del progetto. Utilizzando la catena digitale, i progettisti sono stati in grado di affrontare le complessità dell’opera ottenendo grande efficienza: il numero di elementi costruttivi è stato ridotto del 30% e il loro peso del 40%, grazie alla possibilità di controllare il design durante tutta la fase progettuale.</p>
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<p><strong>Un sogno sostenibile</strong></p>
<p>Lo Studio Monte Rosa e gli studenti  del Politecnico federale di Zurigo hanno progettato tutto il complesso avendo come obiettivo l’autosufficienza e la sostenibilità. Questi obiettivi sono cruciali per la missione del Club Alpino Svizzero (CAS), che continua ad essere estremamente attento alla tutela delle Alpi svizzere. I 153 Hütte del CAS sono semplici alloggi costruiti per mostrare le montagne stesse. Un rifugio eco-sostenibile, che produce la propria energia, rappresenta lo standard tecnologico di prossima generazione per quanto riguarda la eco-compatibilità, garantendo il futuro dell’inalterabilità delle montagne. L’obiettivo finale è stato quello di progettare il miglior edificio possibile, realizzando qualcosa che sembrava impossibile da creare.</p>
<div class="wp-caption alignnone" style="width: 560px"><img title="Gli angoli asimmetrici del rifugio a cinque piani riducono al minimo l’esposizione alla neve ed al vento e permettono di fornire più spazio per gli ospiti." src="http://www.videocomservice.net/images/blog/Monterosa/Monterosa06.jpg" alt="" width="550" height="366" /><p class="wp-caption-text">Gli angoli asimmetrici del rifugio a cinque piani riducono al minimo l’esposizione alla neve ed al vento e permettono di fornire più spazio per gli ospiti.</p></div>
<p>Per il nuovo rifugio, Deplazes e il suo team hanno scelto di utilizzare materiali da costruzione rinnovabili e componenti di altissima qualità. Ispirandosi ai tradizionali hütte di montagna, gli architetti, per gli interni, hanno scelto di impiegare i legni del luogo, abete rosso e abete, approvati dall’Ufficio federale dell’ambiente (UFAM). E’ stato scelto di invertire la modalità di costruzione, in modo da connettere le grandi travi di legno biondo esponendo le cave e le code di rondine. Dal momento che i giunti sono visibili, la loro conformazione richiede la massima precisione costruttiva. Deplazes ha commentato: “Fino ad ora, sembra che nessuno abbia sfruttato il potenziale estetico di queste articolazioni nelle costruzioni in legno”. E’ stato usato un centro di lavoro CNC controllato da computer per intagliare nelle travi gli anelli di accrescimento degli alberi; il risultato richiama l’immagine naturale del legno tipico usato nei rifugi alpini, ma al tempo stesso evoca un aspetto più moderno e pop art.</p>
<p><em>“La combinazione di ricerca, insegnamento e lavoro pratico costituisce un elemento di grande interesse per Bearth &amp; Deplazes Architekten. L’unione fra fisica delle costruzioni, industria dei materiali, edilizia e cultura dell’edificio porta ad un notevole risultato architettonico” - </em><em>Professor Andrea Deplazes, Bearth &amp; Deplazes Architekten, </em><em>Chur, Svizzera</em></p>
<p>Il team di progettazione ha dedicato con particolare cura nel selezionare dei materiali da costruzione a basso impatto ambientale, che potessero essere trasportati facilmente e in modo efficiente; dovevano inoltre poter essere riciclati o eliminati con un impatto minimo sull’ambiente. Poiché vi erano scarse risorse idriche ed energetiche per costruire materiali in loco, è stato necessario prefabbricare molti dei componenti. Dopo aver testato diversi materiali, Bearth &amp; Deplazes Architekten hanno selezionato un pacchetto isolante composto da fogli di alluminio con pannello isolante in lana minerale e legno compensato di abete a tre strati; con soli 30 cm di spessore, questa struttura è la scelta più efficiente in termini di isolamento, contribuendo inoltre a diminuire il fabbisogno di calore per il sistema di gestione dell’energia.</p>
<div class="wp-caption alignnone" style="width: 560px"><a href="Il professor Andrea Deplazes mostra un modello della forma poligonale irregolare del Monte Rosa Hütte, con i suoi dieci segmenti principali."><img title="Il professor Andrea Deplazes mostra un modello della forma poligonale irregolare del Monte Rosa Hütte, con i suoi dieci segmenti principali." src="http://www.videocomservice.net/images/blog/Monterosa/Monterosa07.jpg" alt="" width="550" height="366" /></a><p class="wp-caption-text">Il professor Andrea Deplazes mostra un modello della forma poligonale irregolare del Monte Rosa Hütte, con i suoi dieci segmenti principali.</p></div>
<p>Il processo di costruzione non avrebbe potuto essere realizzato con metodi tradizionali, poiché, per via della sua collocazione, non è stato possibile allacciarsi ai sistemi di distribuzione di energia elettrica e alle reti di approvvigionamento idrico. Per tale ragione, oltre a dover mantenere bassi i costi e a ottimizzare la sostenibilità, i progettisti hanno dovuto fare i conti con la sfida di costruire il nuovo Monte Rosa Hütte in un sito isolato. La maggior parte della struttura è stata costruita in parti di non più di 400 kg che sono state trasportate tramite un piccolo elicottero &#8211; il modo più rispettoso verso l’ambiente e più conveniente. Per tutta la durata dei lavori, il team ha utilizzato l’elicottero come una gru e per trasportare i materiali al cantiere (circa 3000 voli). Per sfruttare al meglio le condizioni climatiche, l’edificio è stato costruito tra la fine di maggio e la fine di settembre 2009.</p>
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<p><strong>Una soluzione auto-sufficiente</strong></p>
<p>Il design del Monte Rosa Hutte è a dir poco sorprendente, soprattutto perché il risultato ottenuto è una struttura autosufficiente al 90%. L’idea del progetto era costruire un edificio sostenibile che potesse diventare un modello di riferimento. Le condizioni erano estreme: senza elettricità, senza acqua, senza strade e senza sentieri; la struttura doveva essere indipendente e in grado di produrre energia in loco. E ‘stato il test perfetto per un ambito accademico.</p>
<p>Il Monte Rosa Hütte dispone di una propria sorgente d’acqua, proveniente dal sottosuolo della montagna. Il team ha scavato il granito al fine di creare un serbatoio interrato, contenente 200 metri cubi d’acqua di fusione; è stato costruito dietro la barriera permafrost per prevenire il congelamento dell’acqua a temperature estreme. E’ stato inoltre costruito un piccolo impianto di trattamento per le acque reflue, in modo da poter riutilizzare le acque grigie nei WC, contribuendo a risparmiare energia in modo tre volte superiore rispetto all’Hütte originale.</p>
<p>L’impiego della più avanzata tecnologia fotovoltaica permette di produrre energia elettrica e riscalda i collettori termici. Le grandi finestre a nastro fanno fluire i raggi solari nell’edificio a spirale, contribuendo al riscaldamento dell’ambiente. Durante periodi prolungati di oscuramento o in condizioni di alte richieste di energia viene poi utilizzato un impianto di cogenerazione alimentato da olio di colza.</p>
<div class="wp-caption alignnone" style="width: 560px"><img title="Situato a ore di distanza dal più vicino avamposto, il Monte Rosa Hütte sorge sul crinale roccioso del massiccio del Monte Rosa; è possibile vedere il Cervino a ovest." src="http://www.videocomservice.net/images/blog/Monterosa/Monterosa08.jpg" alt="" width="550" height="413" /><p class="wp-caption-text">Situato a ore di distanza dal più vicino avamposto, il Monte Rosa Hütte sorge sul crinale roccioso del massiccio del Monte Rosa; è possibile vedere il Cervino a ovest.</p></div>
<p>Il Monte Rosa Hütte ha ottenuto la certificazione MINERGIE<sup>®</sup>-P  da parte della Confederazione svizzera e dai cantoni svizzeri, per via dell’ermeticità “high-grade” del suo involucro e per il rinnovo continuo dell’aria nell’edificio, grazie ad un sistema di ventilazione ad alta efficienza energetica. La struttura ospita un laboratorio di ricerca all’avanguardia, in grado di misurare autonomamente l’efficienza dell’edificio; dispone inoltre di un sistema di gestione dell’energia talmente sofisticato da poter considerare i fattori previsioni meteo ed il numero di ospiti durante il calcolo del consumo energetico. I file del software Vectorworks<br />
Architect sono stati utilizzati come input e output per il design energetico.</p>
<p>Il Politecnico federale di Zurigo controlla in remoto il sistema di gestione dell’energia, da una distanza dia circa 260 km. Ciò costituisce un grande passo avanti per l’università in un mondo sempre più fondato sulla tecnologia. I ricercatori studiano i fondamenti della ricerca nella strategia energetica dell’ETH di Zurigo: efficienza (riduzione del materiale e miglior sfruttamento dell’energia disponibile), energia rinnovabile, elettricità (utilizzando energia elettrica con emissioni minime di anidride carbonica negli edifici e nei trasporti). “E’ più che un semplice edificio: è un progetto di ricerca” spiega Deplazes.</p>
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<p>Il lavoro compiuto dall’ETH di Zurigo per il Monte Rosa Hütte ha consolidato l’impegno ad affrontare il cambiamento climatico globale, con una tecnologia all’avanguardia. E’ attualmente in fase di sviluppo un software di controllo basato su modelli matematici, che possa essere d’aiuto nell’applicazione dei risultati di ricerca.</p>
<p>La proprietà e la gestione del Monte Rosa Hütte fanno capo alla Sezione Monte Rosa del Club Alpino Svizzero: il rifugio continua ad aggiudicarsi un gran numero di premi. Anche se il nuovo Monte Rosa Hütte è solo uno dei 153 rifugi gestiti dal SAC nelle Alpi svizzere, è diventato un importante simbolo del patrimonio sostenibile della montagna e del design all’avanguardia.</p>
<p>“E’ attualmente il miglior Hütte nelle Alpi”, osserva Deplazes. “Non per via della sua tecnologia o della sua forma, ma piuttosto perché siamo riusciti ad erigere un edificio che non può essere suddiviso in dicotomie come la costruzione e la tecnologia, o la superficie e la struttura. Il tutto non corrisponde alla somma delle parti. Non è possibile modificare alcuna parte della costruzione senza rimettere in questione le altre componenti. Costituisce un insieme equilibrato”.</p>
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<p><strong>Riconoscimenti</strong></p>
<p>Bearth &amp; Deplazes Architekten AG<br />
Valentin Bearth, Andrea Deplazes, Daniel Ladner<br />
Wiesentalstrasse 7<br />
CH-7000 Chur, Svizzera<br />
Telefono:  081 354 93 00<br />
info@bearth-deplazes.ch<br />
www.bearth-deplazes.ch</p>
<p>Fondata nel 1988, Bearth &amp; Deplazes Architekten è situata a Chur; lo studio di architettura svizzero ha vinto numerosi premi, tra cui il Premio Balthasar-Neumann nel 2008 ed un secondo posto al Premio Internazionale Brick Wienerberger nello stesso anno, per il suo originale e innovativo approccio all’architettura svizzera. Il lavoro per il Monte Rosa Hütte, in collaborazione con il Politecnico federale di Zurigo, è stato al centro dell’attenzione internazionale per il suo sorprendente design all’avanguardia, avente il 90% di autosufficienza.</p>
<p>ETH Zürich<br />
Edificio principale<br />
Rämistrasse 101<br />
CH-8092 Zurigo, Svizzera<br />
Telefono: 044 632 11 11<br />
www.ethz.ch</p>
<p>Fondata nel 1855, ETH di Zurigo è una delle più prestigiose università di scienze al mondo. E’ classificata come la migliore università in Svizzera, una delle prime tre università in Europa e uno delle 15 migliori al mondo. Come istituzione educativa caratterizzata da una ricerca innovativa e dall’applicazione dei suoi risultati, si avvale di circa 400 professori che insegnano a oltre 15.000 studenti provenienti da tutto il mondo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Immagini:</strong><br />
Holcim Foundation e Wikimedia Commons</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Testo originale e pubblicazione:</strong></p>
<p>ComputerWorks GmbH<br />
Schwarzwaldstraße 67<br />
79539 Lörrach, Germania<br />
info@computerworks.de<br />
www.computerworks.de</p>
<p>ComputerWorks AG<strong><br />
</strong>Florenz-Strasse 1e<br />
4023 Basilea, Svizzera<br />
info@computerworks.ch<br />
www.computerworks.ch<br />
<strong>Nemetschek Vectorworks, Inc.</strong><br />
7150 Riverwood Drive<br />
Columbia, MD 21046 &#8211; USA<br />
410-290-5114<br />
www.vectorworks.net</p>
<p>© 2011 Nemetschek Vectorworks, Inc<br />
Vectorworks è un marchio registrato di Nemetschek Vectorworks, Inc.<br />
Tutti i diritti riservati</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Distributore Vectorworks in Italia:<br />
<strong> </strong>VideoCOM<br />
Via Lamarmora 7, Voghera (PV) &#8211; 27058<br />
Telefono: 0383 366712<br />
Email: vectorworks@videocom.it<br />
www.vectorworks2012.it</p>
<p><em><br />
</em></p>
</div>
</div>
</div>
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		<title>Jacopo Bonetto: usare nuove tecnologie per scoprire antiche civiltà</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Jan 2012 11:11:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Con cinque volumi storici pubblicati all’attivo, Jacopo Bonetto, professore associato all’Università di Padova, è uno studioso e profondo conoscitore di archeologia greca e romana. La sua ultima avventura lo ha portato alla scoperta di un antico porto fenicio arroccato su un promontorio della Sardegna, di fronte a Cartagine. La sua storia Jacopo Bonetto ha iniziato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Con cinque volumi storici pubblicati all’attivo, Jacopo Bonetto, professore associato all’Università di Padova, è uno studioso e profondo conoscitore di archeologia greca e romana. La sua ultima avventura lo ha portato alla scoperta di un antico porto fenicio arroccato su un promontorio della Sardegna, di fronte a Cartagine.</p>
<p><span id="more-327"></span></p>
<p><strong>La sua storia</strong></p>
<p>Jacopo Bonetto ha iniziato gli studi presso il Liceo-Ginnasio Tito Livio di Padova, studiando storia e letteratura latina, greca e italiana nel periodo 1981-1986. Si è poi laureato presso l’Università di Padova nel 1992 in archeologia classica discutendo una tesi sull’utilizzo delle tecnologie informatiche per ricostruire lo sviluppo urbanistico della piccola città romano-medievale di Acelum (ora chiamata Asolo). Nel 1997 discute la tesi di dottorato (Mura e città nella Traspadana romana) in Archeologia presso l’Università “La Sapienza di Roma” e viene proclamato dottore di ricerca.</p>
<p>Nel febbraio 1998 è vincitore di concorso per un posto di ricercatore in archeologia classica presso il Dipartimento di Scienze dell’Antichità dell’Università di Padova. Dal 2002, è professore associato presso l’Università di Padova.</p>
<div class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><img src="http://www.videocomservice.net/images/blog/Bonetto/Bonetto_01.jpg" alt="" width="500" height="332" /><p class="wp-caption-text">Jacopo Bonetto, Ruggero Pintus ed altri archeologi ed ingegneri effettuano scansioni laser durante gli scavi di una cisterna romana sotterranea.</p></div>
<p>Tra il 1988 e il 2010 Bonetto ha diretto campagne di scavo in Italia (Aquileia, Asolo, Padova, Nora, Vicenza, Altino), in Austria (Magdalensberg, Virunum), in Turchia (Laodicea di Frigia) e in Grecia (Gortina a Creta). Attualmente è co-direttore degli scavi di Nora (Cagliari), Aquileia (Udine), Gortina di Creta (Grecia), Virunum (Austria). E’ titolare di convenzioni di ricerca e studio a livello internazionale (con la scuola archeologica italiana di Atene e il Landemuseum für Kärnten di Klagenfurt) e a livello nazionale (con la Sovrintendenza archeologica per le province di Cagliari e Oristano e con la Sovrintendenza per i Beni Archeologici del Friuli Venezia Giulia). E’ titolare degli insegnamenti di Archeologia greca e Archeologia della Magna Grecia.</p>
<p><strong>Alla scoperta di Nora</strong></p>
<p>Nora è situata in Sardegna e si affaccia sul Mar Mediterraneo, con una vista verso Cartagine; fu un importante porto commerciale fenicio dall’ottavo al sesto secolo a.C. Divenne una città punica e più tardi un’importante città commerciale romana. Dopo un periodo di declino, Nora scomparve a partire dal VIII secolo d.C. Parte della città antica si trova ancora sommersa sotto il Mediterraneo, e il resto è disseminato di rovine.</p>
<div class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><img src="http://www.videocomservice.net/images/blog/Bonetto/Bonetto_02.jpg" alt="" width="500" height="576" /><p class="wp-caption-text">Vista aerea della parte orientale della penisola di Nora. Sono visibili i resti del foro romano e la torre medioevale di Coltellazzo.</p></div>
<p>Bonetto e il suo team hanno collaborato con il Ministero della Cultura -  Sovrintendenza per i Beni archeologici di Cagliari, il Comune di Pula, l’Università di Milano, l’Università di Viterbo e l’Università di Genova. Lo scavo del sito archeologico è iniziato 1997 e si è concluso lo scavo del foro romano nel 2007. Nel 2008 è iniziata la fase successiva, riguardante uno scavo completo dell’area sacra che comprende un tempio romano al fine di gestire la ricostruzione corrispondente e il restauro delle strutture dedicate alle visite pubbliche. Il secondo obiettivo del team era quello di insegnare agli studenti le metodologie per gli scavi archeologici e per la documentazione tramite le tecnologie moderne. Alcuni giovani studenti come Arturo Zara, Simone Berto, Giovanna Falezza e Caterina Previato hanno sviluppato design archeologici di pregevole qualità tramite il software Vectorworks<sup>®</sup>.</p>
<div class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><img src="http://www.videocomservice.net/images/blog/Bonetto/Bonetto_03.jpg" alt="" width="500" height="361" /><p class="wp-caption-text">Planimetria definitiva dello scavo principale condotto dall’Università di Padova a Nora tra il 1997 e il 2007: comprende gli edifici di deposito punici costruiti dopo la conquista della Sardegna da parte di Cartagine e della trasformazione di Nora in una colonia agricola.</p></div>
<p>Bonetto ha affrontato due sfide in tutto il suo lavoro a Nora: di fronte all’ostacolo pervasivo che imponeva la conduzione dello scavo archeologico con un budget limitato, ha fatto particolare affidamento sui suoi studenti non pagati per completare il lavoro. Inoltre, il programma Vectorworks University Program, ha permesso alla sua squadra di poter utilizzare gratuitamente software professionali di fascia alta. “La possibilità di poter utilizzare diverse licenze software professionali ci è stata di grandissimo aiuto e ci ha permesso di effettuare le nostre ricerche scientifiche ed i corsi di insegnamento, nonostante le difficili sfide”, spiega Bonetto. Ama insegnare agli studenti competenze professionali ed è entusiasta di condividere con loro l’abbinamento di scienze storiche e nuove tecnologie.</p>
<div class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><img src="http://www.videocomservice.net/images/blog/Bonetto/Bonetto_04.jpg" alt="" width="500" height="449" /><p class="wp-caption-text">Planimetria globale della penisola di Nora (nei pressi di Cagliari, Sardegna) con i resti di edifici fenici, punici e romani scoperti nel corso del XX secolo.</p></div>
<p>Il team ha dovuto poi affrontare una seconda sfida: la mancanza di contesto storico disponibile per questo sito. Cercare di scavare e ricostruire il tempio romano senza complete informazioni di base si è rivelato difficile. Tuttavia, grazie al software di progettazione, Bonetto ed i suoi studenti sono stati in grado di rispondere a molte delle domande riguardanti le funzioni dell’antico edificio sacro. Fino a ora si sono utilizzate disegni 2D per ricostruire questi mondi scomparsi, ma il team ora ha iniziato ad utilizzare Vectorworks per fare una ricostruzione in 3D dell’antico edificio di Nora.</p>
<p>Bonetto è un utente di Vectorworks Architect da più di 15 anni. “Vectorworks è uno strumento essenziale per il nostro lavoro. Permette agli studenti di imparare la pratica del disegno architettonico in modo facile e veloce. Utilizzare Vectorworks significa  risparmiare molto tempo perché è facile da imparare, specialmente per studenti che potrebbero non avere grande familiarità con applicativi CAD. Vectorworks ci supporta in ogni fase del disegno, dai rilievi in loco, alla presentazione”, spiega Bonetto. Nel futuro prevede di utilizzare le funzioni di Vectorworks Landmark per costruire una mappa della città e del paesaggio circostante Nora.</p>
<div class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><img class=" " src="http://www.videocomservice.net/images/blog/Bonetto/Bonetto_05.jpg" alt="" width="500" height="418" /><p class="wp-caption-text">Jacopo Bonetto, Denis Francisci, Anna Bertelli, Valentina De Marco ed Erika Franceschi sull’altare di Apollo a Gortyna, Creta.</p></div>
<p><em>“Vectorworks è uno strumento essenziale per il nostro lavoro. Permette agli studenti di imparare la pratica del disegno architettonico in modo facile e veloce. Utilizzare Vectorworks significa  risparmiare molto tempo perché è facile da imparare, specialmente per studenti che potrebbero non avere grande familiarità con applicativi CAD”  - </em><em>Jacopo Bonetto, Università di Padova</em></p>
<div class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><img class=" " src="http://www.videocomservice.net/images/blog/Bonetto/Bonetto_06.jpg" alt="" width="500" height="332" /><p class="wp-caption-text">Ludovica Savio ed Eleonora Dai Prà (studentesse dell’Università di Padova) al lavoro sugli antichi resti del tempio romano di Nora.</p></div>
<p>Finora, il team ha scoperto una parte significativa della città punica e del foro romano. Ha anche iniziato lo scavo del tempio romano, che ha ospitato manifestazioni religiose a partire dal III secolo a.C., collocato nei pressi di un teatro romano. Bonetto si è entusiasmato quando la squadra ha trovato 18 monete d’argento provenienti dalla penisola e offerte alle divinità in questo sito religioso. Tramite le ricerche è stato possibile capire che i cittadini costruirono un tempio più grande nel primo secolo d.C. Hanno ipotizzato che il tempio fosse caratterizzato da un pavimento con uno straordinario mosaico colorato realizzato da un artigiano italico. Hanno ricostruito l’intero mosaico con foto zenitali e tramite il software Vectorworks è stato riprodotto ogni singolo pezzo del pavimento a mosaico, duplicando poi gli elementi per riprodurre l’intera struttura. Ora, il team di Bonetto sta utilizzando Vectorworks per pianificare il restauro del tempio e per preparare materiale che possa servire ai turisti che vorranno visitare il sito. Si spera di completare lo scavo e il restauro entro il 2013.</p>
<div class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><img src="http://www.videocomservice.net/images/blog/Bonetto/Bonetto_07.jpg" alt="" width="500" height="449" /><p class="wp-caption-text">Planimetria definitiva degli edifici romani repubblicani costruiti sugli edifici di stoccaggio punici. Scavi condotti dal 1997 al 2006 sotto il foro romano di Nora.</p></div>
<p><em>“La possibilità di poter utilizzare diverse licenze software professionali ci è stata di grandissimo aiuto e ci ha permesso di effettuare le nostre ricerche scientifiche ed i corsi di insegnamento, nonostante le difficili sfide”  - J</em><em>acopo Bonetto, Università di Padova</em></p>
<p>Utilizzando il software di design per la ricostruzione delle società antiche, Bonetto continua a mantenere in vita l’interesse per la storia. Condividendo la sua passione per le scoperte storiche e le nuove tecnologie con i suoi allievi, egli influenza le nuove generazioni di giovani che desiderano scoprire i segreti del nostro passato.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Riconoscimenti</strong></p>
<p><strong>Jacopo Bonetto</strong><br />
Archeologia greca e romana, Dipartimento di archeologia<br />
Università di Padova<br />
Piazza Capitaniato, 7 &#8211; 35139 Padova<br />
Telefono:  049 8274591<br />
Fax:  049 8274613<br />
GSM IT: +39 335 8768168<br />
GSM GR: +30 693 4835513</p>
<p>http://www.archeoveneto.it</p>
<p>jacopo.bonetto@unipd.it</p>
<p>Jacopo Bonetto ha pubblicato cinque volumi scientifici che riassumono cronologicamente le ricerche effettuate dal suo gruppo nell’antico sito di Nora. Grazie all’uso di soluzioni software di tipo CAD, Bonetto è stato in grado di ricostruire gli antichi siti delle comunità romane e greche, riportando alla vita queste città perdute.</p>
<p><strong>Immagini:</strong> Jacopo Bonetto</p>
<p>Distributore Vectorworks in Italia:<br />
<strong><br />
</strong>VideoCOM<br />
Via Lamarmora 7, Voghera (PV) &#8211; 27058<br />
Telefono: 0383 366712<br />
Email: vectorworks@videocom.it<br />
www.vectorworks2012.it</p>
<p><strong>Testo originale e pubblicazione:</strong></p>
<p>Nemetschek Vectorworks, Inc.<br />
7150 Riverwood Drive<br />
Columbia, MD 21046 USA<br />
Phone: 410-290-5114<br />
Fax: 410-290-8050<br />
www.vectorworks.net</p>
<p>©2011 Nemetschek Vectorworks, Inc<br />
Vectorworks is a registered trademark of Nemetschek Vectorworks, Inc.<br />
All rights reserved.</p>
<div></div>
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		<title>Vitra: design al meglio</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Dec 2011 11:42:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Progetto Vitra parte nel 1957, quando l’azienda ha iniziato a produrre i mobili di Charles e Ray Eames e George Nelson a Basilea in Svizzera e nella vicina Weil am Rhein in Germania. Da allora l’azienda, conosciuta oggi come Vitra, è cresciuta in modo significativo. Vitra continua a costruire e sviluppare progetti di mobili [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il Progetto Vitra parte nel 1957, quando l’azienda ha iniziato a produrre i mobili di Charles e Ray Eames e George Nelson a Basilea in Svizzera e nella vicina Weil am Rhein in Germania. Da allora l’azienda, conosciuta oggi come Vitra, è cresciuta in modo significativo.</p>
<p><em><span id="more-317"></span> </em></p>
<p>Vitra continua a costruire e sviluppare progetti di mobili dalla linea classica che influenzano l’intero settore. Impiega rinomati designer per creare concept d’arredamento completamente nuovi, e il suo dipartimento di interior design produce una gamma completa di elementi per ambienti di lavoro e residenziali. Oggi Vitra ha fama mondiale ed è riconosciuta per i suoi prodotti e le sue iniziative culturali, che si ritrovano nel Vitra Design Museum, nella VitraHaus e nello stile architettonico unico che contraddistingue l’azienda.</p>
<div class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><img title="VitraHaus, Weil am Rhein, Germania" src="http://www.videocomservice.net/images/blog/vitra/VitraHaus.jpg" alt="" width="500" height="330" /><p class="wp-caption-text">VitraHaus, Weil am Rhein, Germania</p></div>
<div>Per progettare i suoi pluripremiati lavori ed ottimizzare i propri flussi di lavoro, Vitra ha deciso di affidarsi al software Vectorworks Architect<sup>®</sup>. I progettisti di Vitra utilizzano questo software per la visualizzazione di spazi per uffici funzionali e perfino per interi ambienti di lavoro ergonomicamente studiati, già a partire dalla fase di progettazione, mantenendo i costi e le spese sotto controllo in ogni momento. Inoltre usufruiscono molto dei Simboli presenti nella libreria fornita con Vectorworks. Questi sono solo due dei motivi principali per i quali il rinomato produttore di mobili ha preferito i software Vectorworks e CINEMA 4D<sup>®</sup> agli altri competitor presenti sul mercato.</div>
<div></div>
<p><strong>Cercando il software ideale</strong></p>
<p>Dopo anni passati a utilizzare diverse applicazioni CAD, Vitra ha sentito la necessità di trovare una piattaforma uniforme che potesse garantirle una qualità graficamente accattivante nella realizzazione delle planimetrie di interni. “Una parte del nostro lavoro poteva essere realizzata tramite i software precedentemente utilizzati, ma gran parte non poteva esserlo” ricorda Toni Pikac, capo della Divisone Interior Design di Vitra. Spesso i software molto tecnici richiedono lunghi periodi di formazione, hanno problemi a interfacciarsi con database e librerie e producono risultati non soddisfacenti.</p>
<div class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><img title="Citizen Office, SPGA London" src="http://www.videocomservice.net/images/blog/vitra/20100802_Flaechen.jpg" alt="" width="500" height="343" /><p class="wp-caption-text">Pianta generale, Citizen Office, SPGA London</p></div>
<p><em>“Non abbiamo bisogno di tavole tecniche, ma di creare un design emozionale. Le nostre tavole devono essere  graficamente attraenti ed interessanti” - </em><em>Toni Piskac, capo della divisione Interior Design, </em><em>Vitra, Weil am Rhein, Germania</em></p>
<p>I clienti Vitra si aspettano di ricevere un progetto che permetta loro di visualizzare concretamente come l’interior design dei mobili, degli apparecchi di illuminazione e di resa acustica apparirebbe in una stanza o in un edificio. Questa fase avviene anche prima che i progettisti rispondano alle richieste dei clienti: si desidera infatti armonizzare fra loro i componenti del progetto al fine di valutare se le persone si sentiranno a loro agio in un dato ambiente. Gli strumenti che l’azienda utilizzava precedentemente si erano rivelati inadeguati a soddisfare queste esigenze.</p>
<p>Vitra richiese al Dipartimento di Business Technology dell’Università di Scienze Applicate di Basilea di effettuare una ricerca per analizzare quale software sarebbe stato più in grado di soddisfare le loro necessità. Wolfgang Böhm, Direttore Vendite di Vitra, spiega: “L’obiettivo era trovare una base coerente per gestire le fasi di pianificazione, di ideazione, di produzione, di gestione dei listini prezzi e delle librerie di oggetti. Tutto avrebbe dovuto essere elaborato e presentato in modo intuitivo e graficamente attraente, in 2D o in 3D, gestendo le simbologie dell’azienda o di altri produttori. Il punto cardine era poi che i disegnatori, benché non ancora adeguatamente formati, fossero in grado di utilizzare librerie proprie ed essere comunque in grado di elaborare per i propri clienti progetti in modo rapido e funzionale”.</p>
<p><em>“Eravamo alla ricerca di un software CAD che ci permettesse di realizzare progetti creativi in maniera veloce, semplice e intuitiva sulla base dei dati a nostra disposizione” - </em><em>Wolfgang Böhm, </em>Direttore Vendite, <em>Vitra, Weil am Rhein, Germania</em></p>
<p>Dopo aver valutato la ricerca, vennero invitate quattro aziende di software a presentare le loro soluzioni. “Naturalmente, sapevamo che ogni azienda ha ottimi strumenti di marketing e presentazione e che avrebbero proposto i loro prodotti nel migliore dei modi e con la più alta qualità”, ricorda Piskac. “Ma abbiamo davvero voluto metterli alla prova, con un test veramente duro”. Durante le valutazioni, le società di software hanno ricevuto un esempio da realizzare e presentare ad una commissione entro tre ore. Andy Hangartner di ComputerWorks Basilea ha partecipato ai test per conto di Nemetschek Vectorworks. La giuria ha ritenuto che la presentazione di Vectorworks offrisse la miglior soluzione per il profilo di Vitra. Piskac afferma che Vectorworks dispone delle migliori potenzialità di sviluppo rispetto a tutti i programmi CAD testati. “Sarà presto possibile selezionare i dati di un costruttore da internet, configurarli con Vectorworks e concettualizzare oggetti tridimensionali ed interi arredamenti”.</p>
<p><strong>La progettazione Vitra con Vectorworks</strong></p>
<p>Il passaggio a Vectorworks si è svolto nel 2010. La fase di transizione è avvenuta senza intoppi e, una volta che il team Vitra ha preso familiarità con il programma, Vectorworks ha aperto possibilità inimmaginabili.</p>
<div class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><img title="Tavola2" src="http://www.videocomservice.net/images/blog/vitra/beispiel_02_1.jpg" alt="" width="500" height="319" /><p class="wp-caption-text">Visualizzazione di un progetto realizzato per un cliente</p></div>
<p><em>“A differenza di molti altri programmi, Vectorworks è molto intuitivo e facile da capire. E’ possibile creare progetti complessi anche subito dopo un periodo di formazione iniziale relativamente breve” - </em><em>Wolfgang Böhm, </em>Direttore Vendite, <em>Vitra, Weil am Rhein, Germania</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Secondo Böhm, il nuovo strumento di design offre finalmente le condizioni per creare uno standard aziendale globale che accelera notevolmente il flusso di lavoro. Vectorworks è in grado di generare effetti sinergici che non era mai stato possibile avere prima, gestendo tutta una serie di condizioni che normalmente richiedono diverse applicazioni software. Tutto ciò permette di mantenere i costi più bassi possibili per l’azienda ed ha dunque una ricaduta positiva sui clienti.</p>
<p>Vitra attualmente utilizza Vectorworks principalmente in due aree: per i progetti creati dai designer d’interni e per la modifica e l’aggiornamento della sua libreria di oggetti; viene anche usato per la compilazione dei dati basati su Office Furniture Modeling Language (OFML<sup>®</sup>). Gli interior designer sono tenuti a fornire i loro progetti di pianificazione in modo tempestivo e questi documenti devono permettere di elaborare moltissimi dettagli nelle fasi avanzate del progetto, nonché condividere i dati con altri soggetti coinvolti nel processo di pianificazione. Gli interior designer producono immagini 2D e 3D che sono presentate insieme a fotografie ricavate dal catalogo Vitra; i requisiti in termini di qualità e presentazione sono veramente alti. Per questo motivo i progettisti apprezzano le potenzialità grafiche di Vectorworks in 2D e 3D, così come il rendering di CINEMA 4D.</p>
<div class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><img class=" " title="rendering1" src="http://www.videocomservice.net/images/blog/vitra/Citizen_Office_2010_00010FDC.jpg" alt="" width="500" height="333" /><p class="wp-caption-text">The Citizen Office, London - modellazione: Vectorworks Archtect, rendering: Cinema 4D</p></div>
<p><em>“La leggibilità dei documenti di pianificazione è una base essenziale per le decisioni dei costruttori.<br />
Ecco perché la qualità grafica delle tavole 2D e delle immagini 3D è essenziale”  - </em><em>Toni Piskac, capo della divisione Interior Design, </em><em>Vitra, Weil am Rhein, Germania</em></p>
<p>Per iniziare, Vectorworks è stato messo alla prova con un progetto interno. Quando è stata ridisegnata e riorganizzata la sede centrale Vitra a Weil am Rhein, gli interior designer hanno sviluppato il tutto  collaborando con lo studio Sevil Peach di Londra. E’ stato un grande successo. Oggi l’applicazione è utilizzata in tutti i progetti.</p>
<div class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><img title="Rendering1" src="http://www.videocomservice.net/images/blog/vitra/beispiel_01_rendering1.jpg" alt="" width="500" height="341" /><p class="wp-caption-text">Previsualizzazione di un progetto realizzato per un cliente - modellazione: Vectorworks Architect, rendering: Cinema 4D</p></div>
<p><strong>Mobili per interior designer</strong></p>
<p>Fin dall’inizio del progetto, tutti in Vitra sono rimasti così impressionati dalle prestazioni di Vectorworks che il nuovo strumento è oggi utilizzato come software CAD di riferimento da Vitra e dai suoi distributori in Europa e la sua diffusione globale è già in fase avanzata. Nel frattempo, anche i rivenditori specializzati ed i fornitori di servizi che acquistano da Vitra hanno iniziato a lavorare con questo software. “Abbiamo notato che ci sono molti negozi specializzati alla ricerca di un software adatto e parecchi seguono il nostro esempio”, afferma Piskac.</p>
<p>Per la gestione degli arredi, ComputerWorks ha sviluppato un strumento chiamato “Furniture Manager” appositamente per Vitra. Utilizzando un’interfaccia OFML, questo strumento permette ai progettisti di accedere direttamente al “Product Planner” e quindi al catalogo Vitra. In questo modo è possibile configurare singoli elementi di arredo o intere scene ed inserirle direttamente nei progetti elaborati con Vectorworks. E’ poi possibile effettuare modifiche e generare automaticamente offerte partendo da una certa configurazione, con la massima facilità. Lo strumento Furniture Manager è disponibile in modo gratuito a tutti gli utenti Vitra (disponibile solo per Windows).</p>
<div class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><img class=" " title="Rendering2" src="http://www.videocomservice.net/images/blog/vitra/beispiel_02_rendering2.jpg" alt="" width="500" height="329" /><p class="wp-caption-text">Previsualizzazione di un progetto realizzato per un cliente - modellazione: Vectorworks Architect, rendering: Cinema 4D</p></div>
<p><em>“Vogliamo che tutti i designer d’interni Vitra lavorino con lo strumento Furniture Manager. Gli oggetti sono ottimizzati per l’utilizzo con Vectorworks </em><em>e lo strumento permette di effettuare una progettazione veloce in 2D e 3D di qualità professionale”  - </em><em>Toni Piskac, capo della divisione Interior Design, </em><em>Vitra, Weil am Rhein, Germania</em></p>
<p><strong>Riconoscimenti</strong></p>
<p><strong>Vitra GmbH</strong><br />
Charles-Eames-Strasse 2<br />
D-79576 Weil am Rhein &#8211; Germania<br />
Telefono: +49 7621 702 0<br />
Fax: +49 7621 702 3242</p>
<p>www.vitra.com</p>
<p>Vitra è un produttore di arredamenti per gli uffici, per la casa e per gli spazi pubblici.</p>
<p>I prodotti ed i concept di Vitra sono sviluppati in Svizzera con un processo di progettazione completo, unendo le competenze ingegneristiche dell’azienda con lo spirito creativo di designer di fama internazionale. L’obiettivo è quello di sviluppare prodotti che abbiano una lunga aspettativa di vita funzionale ed estetica.</p>
<p>L’architettura del Vitra Campus, del Vitra Design Museum, dei design workshops, delle pubblicazioni, delle collezioni e degli archivi sono una parte integrale del Progetto Vitra. Esse aprono nuove prospettive per l’azienda e aggiungono la profondità necessaria a tutti i suoi sforzi creativi.</p>
<p><strong>Immagini: </strong>Vitra GmbH<br />
<strong>Testo originale e pubblicazione:</strong></p>
<p>ComputerWorks GmbH<br />
Schwarzwaldstraße 67<br />
79539 Lörrach<br />
Germania<br />
info@computerworks.de<br />
www.computerworks.de</p>
<p>ComputerWorks AG<strong><br />
</strong>Florenz-Strasse 1e<br />
4023 Basilea<br />
Svizzera<br />
info@computerworks.ch<br />
www.computerworks.ch<br />
<strong>Nemetschek Vectorworks, Inc.</strong><br />
7150 Riverwood Drive<br />
Columbia, MD 21046 &#8211; USA<br />
410-290-5114<br />
www.vectorworks.net</p>
<p>© 2011 Nemetschek Vectorworks, Inc<br />
Vectorworks è un marchio registrato di Nemetschek Vectorworks, Inc.<br />
Tutti i diritti riservati</p>
<div></div>
<div></div>
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		<title>Daniel Libeskind: ispirazioni</title>
		<link>http://www.videocomservice.net/blog/?p=311</link>
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		<pubDate>Fri, 09 Dec 2011 08:30:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>

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		<description><![CDATA[Dalle sue origini nel dopoguerra in Polonia, Daniel Libeskind è diventato uno fra i più famosi architetti e progettisti al mondo, così come un pensatore contemporaneo di primo piano. La sua ascesa ha avuto sviluppi interessanti. Dopo essersi trasferita in Israele, la famiglia Libeskind è arrivata negli Stati Uniti su una delle ultima navi di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dalle sue origini nel dopoguerra in Polonia, Daniel Libeskind è diventato uno fra i più famosi architetti e progettisti al mondo, così come un pensatore contemporaneo di primo piano. La sua ascesa ha avuto sviluppi interessanti.</p>
<p><span id="more-311"></span></p>
<p>Dopo essersi trasferita in Israele, la famiglia Libeskind è arrivata negli Stati Uniti su una delle ultima navi di immigrati nel 1959; Daniel è diventato cittadino americano nel 1965. Fin da bambino, Libeskind è stato un virtuoso musicista ed ottenne una ambita borsa di studio dalla American-Israel Cultural Foundation. Tuttavia, diventato adulto, ha spostato la sua attenzione sull’architettura e nel 1970 si è laureato presso la Cooper Union for the Advancement of Science and Art di New York City. Due anni dopo ha conseguito una laurea specialistica in storia e teoria dell’architettura alla School of Comparative studies della Essex University in Inghilterra.</p>
<p><img class="aligncenter" title="Daniel Libeskind" src="http://www.videocomservice.net/images/blog/Libeskind/Libeskind_photo.jpg" alt="" width="500" height="399" /></p>
<p>Dopo aver lavorato per anni come professore e teorico di architettura, Libeskind ha visto finalmente realizzato il suo primo progetto all’età di 52 anni: nel 1998 è stata inaugurata la Haus Felix Nussbaum a Osnabrück, in Germania e dal 1999 ha ottenuto un rilievo internazionale per il suo design del Museo ebraico di Berlino. Di recente è salito alla ribalta internazionale  quando è stato nominato master planner per la ricostruzione del sito del World Trade Center a New York nel 2003. Al lavoro di Libeskind è stato riconosciuto il “Best Design Awards del 1998” dalla rivista Time.</p>
<p>Libeskind insieme alla moglie Nina ha fondato lo Studio Daniel Libeskind nel 1989 a Berlino, e dopo la vittoria del concorso di progettazione del World Trade Center, lo Studio Daniel Libeskind ha trasferito il suo quartier generale nella sua sede attuale a New York, due isolati a sud rispetto all’originale World Trade Center a Manhattan. Nel 2003 è stato inoltre aperto lo studio Architekt Daniel Libeskind AG a Berna in Svizzera per seguire il progetto del Westside Shopping &amp; Leisure  Center a Berna-Brünnen e anche per gestire il proprio business europeo in continua crescita. Nel 2004, lo studio è stato trasferito a Zurigo ed ora impiega circa 40 persone. Libeskind ha anche una sede a Milano.</p>
<p>Libeskind e la sua società hanno creato una vasta gamma di lavori, che vanno da piccole opere a grandi progetti. Si occupa della creazione di spazi pubblici e privati, ma anche del design di oggetti e progetti con focus sulla information technology. In particolare, l’azienda ha ottenuto l’attenzione internazionale per i suoi musei suggestivi e per gli spettacolari progetti di urbanistica. Libeskind propone spesso l’idea progettuale iniziale come sketch ad inchiostro al suo team di progettazione, che poi lavora con strumenti CAD / BIM e modelli 3D per realizzare la sua visione. Con il suo design straordinario, Libeskind è diventato un’icona per chi si occupa di architettura, ma anche per coloro che stanno creando oggi il futuro delle città e della nostra cultura.</p>
<p>La grandissima passione di Libeskind per le arti traspare continuamente dal suo design, ricco di simboli della filosofia, dell’arte, della letteratura e della musica che più lo ispirano. Il processo di Libeskind è allo stesso tempo illuminante e misterioso. Egli si domanda: “Come faccio a sapere cosa sia il design? La gente spesso mi chiede questo e io non sono molto sicuro di come rispondere, perché il mio approccio è poco ortodosso, e anch’io non sempre ne comprendo lo sviluppo. A volte i miei pensieri sono condizionati ​​da un brano musicale o da una poesia, o semplicemente dal modo in cui la luce cade su una parete. La mia filosofia di progettazione si basa sulla mia personale visione che l’architettura sia di per sé comunicativa. Ognuno dei miei edifici racconta una storia unica e particolare, che riflette sia i contenuti programmatici sia la singolarità del sito. Fondamentale per il mio pensiero e per la mia motivazione è il fatto che gli edifici ed i progetti urbani siano realizzati per rendere percettibile l’energia umana, in modo da parlare alla più ampia comunità culturale nella quale sono costruiti.</p>
<p><strong>Il Westside Shopping &amp; Leisure Center: destinazione all’interno di una destinazione</strong></p>
<p>Con uno sviluppo di oltre 120.000m<sup>2</sup>, il Westside Shopping &amp; Leisure Center  è più di un luogo di svago: è una città in sé stessa. Al momento della sua nascita nel 2005, è stato il più grande cantiere privato in Svizzera. Situato a Berna-Brünnen, questo pluripremiato progetto include 55 negozi, 10 ristoranti e bar, una piscina, un albergo, un cinema multisala, una residenza per anziani, un centro benessere e un complesso residenziale. Il mix di servizi fa sì che il centro sia attivo 24 ore al giorno. Libeskind ha avuto l’idea da una fonte improbabile: i fratelli Marx. L’architetto ci racconta: “Il Westside è stato ispirato dal film del 1941 dei fratelli Marx “Il Bazar delle follie”. I protagonisti si muovono in un centro commerciale e dopo l’orario di chiusura iniziano ad utilizzare i letti e la cucina. Ho pensato: ‘Questa è l’idea giusta.’ La gente dovrebbe vivere lì, non dovrebbe essere solo un’esperienza astratta. Le persone dovrebbero proprio possedere il centro emotivamente e intellettualmente; devono sentire che questa è la loro casa”.</p>
<div class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><img title="Westside Shopping e Leisure Center" src="http://www.videocomservice.net/images/blog/Libeskind/Libeskind_ShoppingCenter.jpg" alt="" width="500" height="333" /><p class="wp-caption-text">Il Westside Shopping e Leisure Center a Bern-Brünnen, Svizzera accoglie circa 15.000-20.000 persone ogni giorno</p></div>
<p>Il Westside è stato concepito con uno schema di design chiamato “Nexus”, parola latina che significa “connessione”. Funziona come una città indipendente collegata con l’ambiente esterno, ma è anche organizzata in modo da essere auto-sufficiente. Ha un collegamento tramite tram alla rete di trasporto Bernmobil, però il Westside ha anche un proprio sistema di traffico completamente integrato e un sistema di parcheggi. E’ collegato all’autostrada A1 e dispone di un ampio gateway alla città. E’ anche integrato ad arte nell’ambiente circostante con effetti naturali come la facciata multistrato in legno di robinia che rispecchia il paesaggio rurale a ovest.</p>
<div class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><img title="La facciata in legno di robinia del Westside Shopping e Leisure Center" src="http://www.videocomservice.net/images/blog/Libeskind/Libeskind_BitterBredt.jpg" alt="" width="500" height="333" /><p class="wp-caption-text">La facciata in legno di robinia del Westside Shopping e Leisure Center a Berna-Brünnen in Svizzera si integra alla perfezione con il paesaggio rurale circostante</p></div>
<p>Il piano terra è caratterizzato da angoli retti che sono addolciti da pareti inclinate. Ci sono camere superiori ed inferiori intonacate di bianco, vicoli spaziosi e due piazze in cui lo scorrere del tempo viene evidenziato dalle ombre create dalle aperture sul tetto. Una piazza rappresenta il giorno, e si apre al paesaggio e alla piscina. L’altra rappresenta la notte e collega il cinema con l’hotel, offrendo anche accesso ai ristoranti ed ai locali notturni. I blocchi di cristallo nel centro commerciale fungono da piattaforme verticali, filtrando la luce naturale grazie ai loro angoli retti. L’edificio dispone di una serie di oscuranti che di notte si accendono, così il palazzo svanisce ed i tagli nelle finestre diventano il design.</p>
<p>Il team di progettazione ADL realizza le idee di Libeskind utilizzando Vectorworks Architect<sup>®</sup> nella fase di sviluppo del design  ed in quella di documentazione del progetto. Per Westside, hanno usato questo software per generare la base per i modelli fisici di lavoro, a cui hanno fatto seguire i disegni costruttivi altamente dettagliati. Poiché il progetto prevede un uso misto dello spazio che deve assolvere a svariate funzioni, gli oggetti parametrici BIM di Vectorworks si sono rivelati particolarmente utili: muri, porte, spazi, e la vasta gamma di simboli della libreria di elementi. Il team ha molto apprezzato l’affidabilità dell’applicazione nelle procedure di interscambio di modelli e dati con altri programmi.</p>
<p>“Westside è senza dubbio stato forgiato con uno stampo sorprendente. Era certo la nostra intenzione: le tendenze e le mode possono cambiare senza che la forma fisica del luogo sia costretta a subire modifiche”, osserva Libeskind.</p>
<p>Il progetto ha avuto un successo incredibile. Westside ha avuto un record di 1,5 milioni di visitatori nel trimestre successivo all’apertura (ottobre 2008). Il progetto ha vinto il primo premio al Trofeo Rigips 2010, così come il Prime Property Award 2010. Tramite una joint venture tra ADL e Burckhardt &amp; Partner con Rhomberg Bau AG / Strabag AG, il centro commerciale Westside e Leisure Center è diventato una location veramente popolare.</p>
<p><strong>The Grand Canal Square Theater and Commercial Development A Dublino: creare uno spazio </strong></p>
<p>Libeskind ha un talento per la creazione di spazi drammatici, così quando ha vinto il concorso per la progettazione di un centro culturale per lanciare il nuovo porto di Dublino nel 2003, ha esteso il concetto di teatro ben oltre l’edificio, modellandolo in modo da creare una punta. Per esempio, la piazza affacciata sul mare che costituisce l’ingresso principale è essa stessa un palco, incorniciata da un albergo a cinque stelle su un lato e da un palazzo per uffici sull’altro; dalla terrazza sul tetto si ha una vista sul porto di Dublino. I 10.870m<sup>2</sup>del teatro costituiscono uno sfondo drammatico ed una piattaforma visiva sullo spazio della piazza, che può ospitare incontri e altri eventi pubblici. Il foyer multipiano sale sopra la piazza, creando un’altra scenografia che è illuminata di notte e permette di accedere al teatro. Grazie ai 2100 posti a sedere, si possono allestire varie produzioni musicali: spettacoli amplificati, opere o balletti.</p>
<div class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><img title="The Grand Canal Square Theater and Commercial a Dublino" src="http://www.videocomservice.net/images/blog/Libeskind/Libeskind_GCS_Theatre.jpg" alt="" width="500" height="375" /><p class="wp-caption-text">Il Grand Canal Square Theater nel nuovo progetto del Dublin Harbor</p></div>
<p>Collegando la banchina Liffey e la  Grand Canal Square, lo sviluppo comprende anche 34839m<sup>2</sup> di uffici e spazi commerciali. Le doppie facciate si sviluppano su più piani e sono coperte da tetti modellati. Il teatro, collocato al centro, è realizzato in cemento armato e acciaio, con pannelli in acciaio inox, che schermano dalla pioggia, in cui sono incluse delle strisce di vetro ad alte prestazioni. La facciata continua è costituita da vetro ad alta resistenza e da poliestere a vista, verniciato a polvere, con sezioni in acciaio prefabbricate. Quando il teatro è stato inaugurato nel 2010, lo studio ADL ha vinto il premio Real Estate Award (REA) “Miglior sistema europeo” e il Trofeo Award 2010 di Saint-Gobain Gyproc per l’innovazione.</p>
<p>Per questo tipo di progetti, Libeskind si basa su modelli di lavoro creati a partire dai suoi schizzi iniziali. Il team di progettazione architettonica crea modelli 3D e poi li trasforma in modelli fisici utilizzando un cutter laser. I modelli sono assemblati e spesso prodotti in diversi allestimenti per ottimizzare le forme ed il posizionamento degli edifici. Per il Grand Canal Center ed altri progetti di spazi pubblici, gli architetti dello studio ADL si affidano alle funzioni per i gruppi di lavoro del software Vectorworks Architect. Ciò permette loro di stabilire e mantenere uno standard di ufficio, poiché ciascun operatore si collega ad una libreria di simboli univoca. Questo crea un flusso di lavoro privo di errori tra i membri del team, rendendo il disegno più facile e veloce. Lo studio ADL ritiene che Vectorworks sia il più efficiente strumento di progettazione per l’organizzazione di simboli e per il loro aggiornamento.</p>
<p>La visione di Libeskind per questo progetto è stata quella di costruire “una forte presenza culturale, espressa in volumi dinamici e scolpita per progettare un dialogo pubblico fluido e trasparente con l’ambiente culturale, commerciale e residenziale, comunicando con le varie forze interiori intrinseche al teatro. Questa composizione crea un’icona che rispecchia la gioia e il dramma emblematici di Dublino stessa”.</p>
<p><strong>Il pensiero di Libeskind</strong></p>
<p>Riguardo la sua evoluzione di pensiero negli anni, osserva Libeskind: “Non direi che la mia filosofia è cambiata, ma gli sviluppi nella tecnologia, nella politica, nella cultura e nella esperienza personale hanno contribuito all’ideazione di nuove prospettive. Sono impegnato attivamente nella progettazione di edifici che sono in grado di trasmettere, in maniera stimolante e innovativa, una visione storica e culturale ad un pubblico contemporaneo, utilizzando le più recenti tecnologie del ventunesimo secolo”.</p>
<p>E’ un futuro eccitante e Libeskind spera di continuare a creare spazi emozionanti: “Penso che oggi ci sia un rinascimento nell’architettura. Sempre più persone sono interessate all’architettura e al suo valore culturale, con particolare riguardo alle questioni dell’ecologia e della sostenibilità, creando standard elevati. L’accresciuta sensibilità  ed il coinvolgimento del pubblico riguardo queste tematiche è un beneficio per tutti noi”, osserva. Più persone si appassionano all’architettura,  meglio essa può essere realizzata e usufruita. Il lavoro di Libeskind ha anche ispirato le nuove generazioni a essere coinvolte nell’architettura. Ciò è molto importante.</p>
<p>I lavori di Daniel Libeskind sono stati pubblicati, fra gli altri, sulla copertina di Time Magazine, su Newsweek, su Architectural Record e sul Wall Street Journal.</p>
<p><strong>Architekt Daniel Libeskind AG</strong><br />
Walchestrasse 9<br />
CH &#8211; 8006 Zurigo, Svizzera<br />
Telefono +41 44 540 4700<br />
Fax +41 44 540 4760<br />
info@daniel-libeskind.com<br />
www.daniel-libeskind.com</p>
<p>Immagini: fotografie del progetto per gentile concessione di Daniel Libeskind<br />
Daniel Libeskind headshot<br />
fotografie © Michael Klinkhamer</p>
<p>Testo originale e pubblicazione:<br />
Nemetschek Vectorworks, Inc.<br />
www.vectorworks.net</p>
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		<title>Mimesi 62: poetica della costruzione</title>
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		<pubDate>Wed, 18 May 2011 06:35:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Fondato nel 1996 da Giuseppe Giusto, Antonella Maggini e Domenico Pagnano, Mimesi 62 Architetti Associati è uno studio di progettazione multidisciplinare con sede a Firenze. I tre i titolari si sono laureati in Architettura a Firenze e Giusto, dal 1999, è docente a contratto presso la stessa facoltà. Nel 2009 Mimesi 62 ha vinto il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Fondato nel 1996 da Giuseppe Giusto, Antonella Maggini e Domenico Pagnano, <em>Mimesi 62 Architetti Associati</em> è uno studio di progettazione multidisciplinare con sede a Firenze.</p>
<p><span id="more-286"></span></p>
<p>I tre i titolari si sono laureati in Architettura a Firenze e Giusto, dal 1999, è docente a contratto presso la stessa facoltà.</p>
<p>Nel 2009 Mimesi 62 ha vinto il primo premio nel concorso internazionale per la ristrutturazione dell’area PR8 a Viareggio. Nel 2010 ha ottenuto il secondo premio nel concorso di idee per la riqualificazione urbana dell’area fra Piazza Martiri della Libertà e Piazza Garibaldi in Casciana Terme (Pisa).</p>
<p>Dal 1996 ad oggi hanno vinto diversi concorsi confrontandosi anche in competizioni con architetti vincitori della Medaglia d’oro del Royal Institute of British Architects (RIBA,) come Arata Isozaki, e vincitori del Premio Pritzker come Jean Nouvel e Richard Rogers.</p>
<p>Il nome <span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">“</span>Mimesi” si riferisce alla porta mimetica della loro prima sede posta al numero civico 62, il cui fronte imitava l’esterno in pietra dell’edificio. <em>Mimesi</em> è anche imitazione della vita attraverso l’arte.</p>
<p>Gli architetti Giusto, Maggini e Pagnano progettano un’ampia gamma di edifici e spazi pubblici puntando alla flessibilità e regolando l’offerta sulle esigenze dei clienti.</p>
<div class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><img title="Ritratti" src="http://www.videocomservice.net/images/blog/minesi62/Mimesi62_portrait.jpg" alt="" width="500" height="333" /><p class="wp-caption-text">Domenico Pagnano, Giuseppe Giusto e Antonella Maggini </p></div>
<p>Questa idea allusiva guida il lavoro dello Studio, infondendo negli spazi un sottile simbolismo e riferimenti metaforici. I risultati del gruppo sono profondamente artistici. “<em>Tutti noi aspiriamo ad essere poeti”</em> dice Pagnano. <em>“I vertici delle nostre carriere si raggiungono quando, da soli o in compagnia di altri poeti, vediamo i nostri poemi farsi realtà”.</em> Con una grande ricchezza di dettagli stratificati, le realizzazioni architettoniche di Mimesi 62 sono poemi fisici. Come nell’arte della poesia, l’effetto multisensoriale di ogni spazio è essenziale per la progettazione. Lo Studio sottoscrive la filosofia di Rudolph Steiner, che andando oltre i cinque sensi di base ne classifica dodici, includendo il senso della vita, del movimento, del bilanciamento, del calore, del linguaggio, del concetto e dell’io. Dodici i sensi riscontrabili nei progetti di Mimesi 62 che assumono, sotto quest’aspetto, un ulteriore stimolo creativo.</p>
<p>Il team di Mimesi 62 vede l’architettura come un barometro dell’attività culturale che guida il progresso dell’umanità. <em>“Noi crediamo che l’architettura possa essere paragonata al sito di una grande costruzione, la casa dell’umanità, e il suo ruolo è l’interpretazione e la rappresentazione della sua evoluzione, delle sue interruzioni e della conseguente discontinuità”</em>, dice Maggini. <em>“Ogni progresso è come l’avanzamento della costruzione di un edificio; il suo risultato è una società un po’ più evoluta che può lentamente assorbire nuovi modi di vivere. Condividiamo il pensiero di Jean Nouvel , quando scrive che il compito dell’architettura è di creare la definizione culturale dello spazio costruito”</em></p>
<p>L’architettura dunque trascende l’edificio in sé, per agire come rappresentazione di una cultura in costante divenire.</p>
<p><strong>La nuova Piazza Varlungo</strong></p>
<p>In senso poetico, il passaggio in Piazza Varlungo sta alla confluenza fra la memoria e l’immaginazione; esplorare questo spazio è come intraprendere un viaggio all’indietro nel tempo. Attraversando quest<span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">’area</span> pedonale a Firenze, si viaggia attraverso l’evoluzione della città dal suo nucleo romano ai suoi viali ottocenteschi al di là delle sue periferie amorfe non ancora categorizzate. Come “punto di passaggio” fra la città e il suo territorio limitrofo, Piazza Varlungo rappresenta una porta simbolica.</p>
<div class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><img class=" " title="Piazza Varlungo a Firenze" src="http://www.videocomservice.net/images/blog/minesi62/Mimesi62_img1.jpg" alt="" width="500" height="205" /><p class="wp-caption-text">Il passaggio in Piazza Varlungo sta alla confluenza fra la memoria e l’immaginazione; esplorare questo spazio è come intraprendere un viaggio all’indietro nel tempo</p></div>
<p>Per reinventare lo spazio Mimesi 62 ha preso in considerazione molti fattori. <em>“L’investigazione della memoria della piazza è stato un atto di conoscenza interpretativa. L’identificazione di geometrie -invarianti-, il condizionamento delle strade come forme urbane, la predominante trama di una struttura agricola, l’originale senso relazionale, i segni che hanno resistito ai cambiamenti nel tempo, sono state tutte fonti per le nostre scelte progettuali</em><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><em>”</em></span> riscoprendo l’antico stretto percorso, allargato negli anni Trenta per esigenze di traffico. Il progetto ha proposto quattro piccole piazze come tradizionali punti di incontro, connesse da percorsi alberati con aree di sosta, luci e panchine. Ogni piazza ha un diverso tema compositivo. Nel 2005, questo intervento, di ristrutturazione urbana, ha permesso a Mimesi 62 di vincere il primo premio del Concorso Internazionale bandito per quest<span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">’</span>area.</p>
<p><strong>Una sinfonia di forme: Laboratorio di città</strong></p>
<p>A Misterbianco, in provincia di Catania, Mimesi 62 ha progettato il “Laboratorio di Città”, una sala per concerti e una galleria d’arte. Lo Studio si è aggiudicato il primo premio del concorso internazionale nel 2003. Il complesso include un auditorium con seicento posti a sedere, un’ampia galleria d’arte e diverse sale musicali di prova. Situato fra la città antica e i nuovi sobborghi in un’area urbana scarsamente densa, lo spazio crea e fissa la nuova identità artistica dell’area. Mimesi 62 ha creato due “contenitori” per ospitare attività simili. La galleria d’arte, il centro mediatico, la biblioteca e l’internet point sono raggruppati nel primo contenitore;  l’auditorium/piccolo teatro, i laboratori musicali e i camerini nel secondo. Ogni contenitore è stato progettato per il suo scopo preciso e ha il suo accesso indipendente, ma entrambi si integrano in una più ampia composizione generale. Il grande spazio centrale esterno, che comprende il “fulcro del progetto” compositivo e funzionale, è sia un luogo di incontro sia un’estensione all’esterno delle sale.</p>
<div class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><img class=" " title="il “Laboratorio di Città”" src="http://www.videocomservice.net/images/blog/minesi62/Mimesi62_img2.jpg" alt="" width="500" height="343" /><p class="wp-caption-text">Situato fra la città antica e i nuovi sobborghi in un’area urbana scarsamente densa, lo spazio crea e fissa la nuova identità artistica dell’area</p></div>
<p><img class="alignleft" style="margin-left: 20px; margin-right: 20px;" src="http://www.videocomservice.net/images/blog/minesi62/Mimesi62_img3.jpg" alt="" width="200" height="300" />Il team spiega così il simbolismo che sta alla base del progetto: <em>“l’edificio costituisce in diversi modi una metafora della città. Identificando le linee di costruito che delimitano gli edifici e gli spazi interni, proponiamo dei limiti. Con l’espressione unitaria degli edifici, mediante un contenitore esclusivo degli spazi architettonici multiuso che agisce quasi come una piattaforma unitaria, evochiamo la comunità”.</em></p>
<p>Misterbianco si trova a meno di 50 km dal vulcano Etna, avvertendone la presenza. Questa iconica forza naturale è presente nel progetto attraverso l’uso di linee orizzontali che, geometrizzate nella trama lapidea del sedime e collocate in modo irregolare, creano un percorso ispirato al flusso della lava.</p>
<p>Alla base dei progetti di Mimesi 62 c’è un esasperato controllo del disegno, come strumento di comunicazione essenziale ed altamente esplicativo. Il software adoperato è Vectorworks Architect. <em>“Noi amiamo il -bel disegno-, e Vectorworks ci aiuta ad ottenerlo. Si tratta di un software potente e affidabile, ma è allo stesso tempo rigoroso ed elegante. Le sue forti capacità artistiche e pittoriche – e soprattutto le sue trasparenze – ci permettono la migliore espressione”</em>.</p>
<p>Mimesi 62 continua ad andare oltre i limiti stabiliti con i suoi progetti. <em>“Normalmente consideriamo il nostro miglior lavoro l’ultimo progetto o quello su cui stiamo lavorando in quel preciso momento, poiché quel lavoro rappresenta la somma delle nostre esperienze ed è quindi il più maturo. E’ il fattore emotivo, anche sentimentale, a dare grande importanza al lavoro, ed è quasi impossibile per noi staccarci completamente da qualche progetto”</em> spiega Giusto. <span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><em>“</em></span><em>Noi continuiamo a inseguire e riformulare soluzioni e linguaggi per mantenerli aggiornati”.</em> Usando un linguaggio architettonico unico volto alla ricerca di nuove culture, Mimesi 62 ha creato una singolare poesia, espressione significativa e strettamente personalizzata.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Mimesi 62 Architetti Associati</strong></p>
<p>Via A. Marchetti 18 a/e 50131 Firenze</p>
<p>Telefono: 055 588399</p>
<p><span style="color: #0000ff;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="mailto:info@mimesi62.it">info@mimesi62.it</a></span></span> www.mimesi62.it</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Gli studenti incontrano Vectorworks</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Mar 2011 07:52:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Come capita sempre più spesso, le scuole e gli studenti hanno modo di scoprire ed apprezzare le funzionalità e le possibilità offerte dalla progettazione CAD e BIM integrata in Vectorworks. Grazie al protocollo di intesa: Vectorworks University Program, gli studenti, i professori e le scuole hanno la possibilità di avere in forma gratuita una licenza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Come capita sempre più spesso, le scuole e gli studenti hanno modo di scoprire ed apprezzare le funzionalità e le possibilità offerte dalla progettazione CAD e BIM integrata in Vectorworks.</p>
<p><span id="more-271"></span></p>
<p>Grazie al protocollo di intesa: <a href="http://www.videocom.it/services/vw_up.aspx">Vectorworks University Program</a>, gli studenti, i professori e le scuole hanno la possibilità di avere in forma gratuita una licenza completa di Vectorworks Designer.</p>
<p>Tra le diverse attività poste in essere da VideoCOM, abbiamo il piacere di segnalare gli incontri che vengono effettuati in vari scuole per presentare Vectorworks a studenti e corpo docente.<br />
Grazie alla pluriennale collaborazione con l&#8217;istituto superiore &#8220;Giovanni Falcone&#8221; di Loano (SV), anche quest&#8217;anno VideoCOM ha avuto il piacere di incontrare gli studenti delle classi terze, quarte e quinte per una assolata ma fredda mattinata di presentazione su Vectorworks.</p>
<p>Nell&#8217;occasione non possiamo non ringraziare la presidenza ed i professori Giovanni Mansuino e Marino Gianti per la sempre cordiale accoglienza.</p>
<div class="wp-caption aligncenter" style="width: 530px"><img class="  " title="Istituto Falcone, Loano" src="http://www.videocomservice.net/images/blog/2011istitutofalcone.jpg" alt="" width="520" height="333" /><p class="wp-caption-text">Presentazione all&#39;istituto Falcone di Loano</p></div>
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		<title>Comprare o scaricare?</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Dec 2010 07:29:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Per quelli come noi che si occupano di distribuzione di software da più di venti anni, il fenomeno della pirateria fa parte del vivere quotidiano. Scaricare software è una prassi comune da quando sono nati i sistemi come torrent e simili: prima la pirateria era leggermente più complessa, dato che occorreva trovare qualcuno che &#8220;fisicamente&#8221; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per quelli come noi che si occupano di distribuzione di software da più di venti anni, il fenomeno della pirateria fa parte del vivere quotidiano. Scaricare software è una prassi comune da quando sono nati i sistemi come <em>torrent</em> e simili: prima la pirateria era leggermente più complessa, dato che occorreva trovare qualcuno che &#8220;fisicamente&#8221; potesse fornire il disco da copiare. </p>
<p><span id="more-229"></span><br />
Oggi basta comprare in edicola qualche rivista che spiega <em>con tutti i dettagli del caso</em> come si usa E-Mule o simili, e via! la copia di questo o quel software professionale è subito trovata.<br />
Qualche anno fa sembrava ci fosse un principio di regressione, ma oggi le statistiche dicono che il trend di utilizzo di programmi &#8220;piratati&#8221; non accenna a diminuire, anzi!</p>
<p>Non ci fa onore questa mentalità tutta italiana di ritenere di essere sempre i più furbi &#8211; veri artisti nel cercare una scappatoia. Non per nulla in fatto di pirateria l&#8217;Italia è  ben al di sopra del 50% del venduto, quando paesi come la Germania o l&#8217;Inghilterra viaggiano al 20%. Non ci si può neppure appellare al fatto nel nostro paese i software siano cari &#8211; negli altri mercati i software costano più che da noi: <strong>Vectorworks</strong> in Germania costa ben il 30%  in più che in Italia, semplicemente perché i software in quel paese valgono per quello che costano (o viceversa).</p>
<p>Il problema è un altro: è la mentalità gretta e meschina di chi dice:  &#8220;se dovessi comprare le versioni originali di tutti i programmi che uso  dovrei chiedere un prestito in banca&#8221;. Già perché se tu fossi agli inizi  e volessi &#8211; che so &#8211; aprire un ristorantino che vende <em>kebap</em>, dato che  non hai tutti i soldi, cosa fai: vai a rubare le sedie ed i tavolini in  un bar del centro, rubi un frigorifero al mercatone?</p>
<p>E&#8217; proprio questo il punto, caro professionista italico: TU HAI RUBATO. Forse ti potrai nascondere dietro ad uno pseudonimo su un forum, forse potrai dire: &#8220;ma insomma: lo fanno in tanti&#8221;, ma la sostanza non cambia.  E vorremmo quasi scommettere che invece ti sei comprato un bel portatile di ultima generazione: certo perché il computer non si può rubare ed un progettista come si deve vuole fare la sua bella figura.<br />
Magari preferisce usare una versione di <strong>Vectorworks</strong> vecchia di cinque anni, quando potrebbe scaricare  lecitamente una versione di valutazione aggiornatissima &#8211; ma per carità:  dura solo un mese!  Meglio usare quella vecchia, che zoppica ed è  craccata. Non si sa mai: forse mettere del software legale nello stesso  disco con quello pirata potrebbe creare dei problemi.</p>
<p>Sta di fatto  che siamo veramente stanchi di leggere e sentire chiacchiere di chi dice che: i software vanno provati ben bene, ho trovato in giro questo e quello ma non so usarlo, questo software non si trova pirata per cui non vale niente, ecc. ecc. ecc.</p>
<p>Sono tutte SCUSE: non è che quando devi comprarti le scarpe chiedi  di provarle per bene, che quando compri un computer te lo fai dare un mese per vedere se non ha difetti.<br />
Per tutte le cose del mondo vale la regola che si compra quasi a scatola chiusa: per il software no. E come mai?  Semplice: il software si trova sulla rete, bello pronto da provare per  un bel po&#8217; di mesi e poi (magari, mah, forse) lo comprerò.</p>
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		<title>Integrazione di strumenti di Space Planning con applicazioni CAD/BIM</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Oct 2010 08:15:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ignazio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>

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		<description><![CDATA[Alcune considerazioni sulle tecniche di rappresentazione grafica del progetto architettonico quando viene sviluppato un dettagliato programma di edificio (building program o space program). Prima dell’inizio della fase di rappresentazione grafica del progetto architettonico, viene sviluppato un dettagliato programma di edificio (building program o space program) in cui sono considerati tutti gli spazi e le unità [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Alcune considerazioni sulle tecniche di rappresentazione grafica del progetto architettonico quando viene sviluppato un dettagliato programma di edificio (<em>building program</em> o <em>space program</em>).</p>
<p><span id="more-243"></span></p>
<p>Prima dell’inizio della fase di rappresentazione grafica del progetto architettonico, viene sviluppato un dettagliato programma di edificio (<em>building program</em> o <em>space program</em>) in cui sono considerati tutti gli spazi e le unità di suddivisione (appartamenti residenziali o aree occupate dai diversi dipartimenti aziendali) nonché i loro vincoli di adiacenza e le loro interrelazioni, sulla base delle loro specifiche destinazioni.</p>
<p>Questa fase di programmazione è frutto di un lavoro di analisi e definizione dei fabbisogni dei futuri occupanti e della loro circolazione, dell’uso degli spazi, delle loro finiture e del loro arredo, di una stima dei costi e dei metodi per la loro gestione, di una comparazione delle possibili tipologie edilizie, della considerazione del contesto ambientale, della definizione di un budget e, infine, della valutazione dei tempi di realizzazione.</p>
<p>Applicando i dati della programmazione di edificio a una prima rappresentazione concettuale degli spazi, si ricavano vari tipi di diagrammi che consentono l’analisi e il controllo delle specifiche fissate durante il <em>building programming</em>. Il diagramma a bolle (<em>bubble diagram</em>) definisce in modo visivo le relazioni fra le funzioni e le dimensioni degli spazi mentre la matrice di adiacenza (<em>adjacency matrix</em>) rende formalmente trattabili i vincoli di adiacenza spaziale necessari. In un bubble diagram, gli spazi sono generalmente dei quadrati proporzionali alle aree previste, quindi manca la rappresentazione della forma geometrica. Le connessioni fra gli spazi appaiono come linee di spessore proporzionale alla forza delle relazioni.</p>
<p>Questi diagrammi consentono il controllo logico-funzionale degli obbiettivi fissati nel <em>building program</em>. Alcune applicazioni software per lo <em>space programming</em> sono in grado di creare diagrammi concettuali sulla base dei dati/vincoli inseriti, e di renderli esportabili in ambiente CAD/BIM. Inoltre alcune informazioni elaborate possono essere importate in programmi di stima dei costi o di <em>project management</em>. Talvolta le applicazioni di Foglio elettronico vengono adattate all’utilizzo in ambito di <em>building program</em>.</p>
<p>Dopo la fase della programmazione, si passa da una parte alla fase di disegno di massima, in cui si sviluppa anche la forma 3D dell’edificio, dall’altra alla pianificazione degli spazi (<em>space planning</em>), in modo che le richieste programmatiche fissate per l’edificio trovino il miglior layout realizzativo possibile. Lo <em>space planning</em> è la fase progettuale in cui si esplicita la rappresentazione grafica degli spazi (finora rappresentati a un livello puramente concettuale), pur senza addentrarsi in riferimenti ad elementi strutturali o volumetrici (come muri, porte, finestre, scale). Si creano forme chiuse 2D, si etichettano e si configurano geometricamente, tenendo conto delle relazioni fra le aree delle loro superfici, e si trova la migliore disposizione spaziale relativa.</p>
<p>In questa fase progettuale, l’architetto fa evolvere la sua focalizzazione sugli spazi da un livello concettuale a uno rappresentativo. Lo scopo dello <em>space planning</em> è giungere a disegni schematici che rappresentano il layout ottimale della disposizione degli spazi in pianta e allo <em>stacking diagram</em>, che è immaginato in sezione rispetto all’edificio e che descrive la disposizione verticale fra i vari piani delle aree occupate dalle diverse unità organizzative, o categorie di spazi.</p>
<p>Si procede a partire dal <em>site plan</em>, che definisce il sito nelle sue dimensioni di massima con l’indicazione di alberi, strade e altri oggetti urbani. In alcuni ambienti software è possibile utilizzare i dati dettagliati di rilievo. Dopo il sito, vengono definite graficamente le varie parti dell’edificio trascinando in un’area di disegno dei blocchi grafici che rappresentano elementi, spazi ed oggetti definiti in fase di <em>building programming</em>. Gli spazi possono avere forme diverse dai rettangoli concettuali del <em>building program</em> e le varie unità dell’edificio possono essere distinte da un codice di colori o da diversi stili di muri o dall’impiego di simboli grafici differenti. Gli spazi possono essere tridimensionali ed essere collegati a dati utili in sede di sviluppo e analisi del progetto. Alcune applicazioni software per lo <em>space planning</em> consentono lo sviluppo del disegno schematico fino ad un notevole livello di dettaglio e le proprietà di ogni spazio sono controllabili separatamente in un pannello di presentazione aggregata dei dati. Molti ambienti software sono dotati di capacità di calcolo ed elaborazione dei dati. E’ anche possibile aggiungere informazioni grafiche di arredo e rilevare velocemente se qualche specifica del building program, o qualche adiacenza fissata, non è rispettata dall’attuale layout.<br />
La maggiore utilità dell’attività di <em>space planning</em> (e del software specifico) è l’analisi del layout grafico elaborato in vista della sua convalida, alla luce di quanto fissato nel <em>building program</em>. Il software può analizzare il disegno schematico, confrontarlo con le richieste specifiche e segnalare le incongruenze. Inoltre sono generabili in modo automatico molti rapporti riassuntivi (per esempio una stima di massima dei costi). Alcuni recenti sviluppi del software consentono la comparazione fra diversi scenari progettuali e il supporto per i formati di file IFC e XML.</p>
<p>I programmi di <em>space planning</em>, in genere, comunicano con le applicazioni CAD/BIM in modo bidirezionale, in modo che il progetto sia valutabile anche dopo un certo grado di sviluppo. Si tratta di programmi complementari ai BIM e la loro utilità sta nel sostegno dato ai progettisti nella verifica della congruità fra il progetto costruttivo e il programma di edificio. Anche se un buon <em>building program</em> di per sé non garantisce una buona costruzione, un <em>building program</em> mal pensato sicuramente conduce a un edificio mal progettato. Non tutti gli architetti sentono l’esigenza di utilizzare un’applicazione specializzata per il <em>building program</em> e lo space planning; quelli che la sentono (specialmente quando lavorano a progetti complessi) apprezzano il fatto che esistano applicazioni dedicate (come <strong>Trelligence Affinity</strong>) e che siano integrabili con i programmi di disegno architettonico, che generalmente sono sprovvisti di tali strumenti.<br />
Fra tutte le applicazioni CAD/BIM, <strong>Vectorworks Architect</strong> è l’unica a tutt’oggi dotata di un modulo dedicato allo space programming che consente, entro certi limiti, di evitare l’acquisto di un programma specializzato, a patto di essere disposti a integrare con operazioni manuali alcune fasi del ciclo di <em>space programming</em>/<em>planning</em> e di rinunciare ad alcune funzionalità necessarie solo nei casi più complessi.</p>
<p>Il flusso di lavoro consiste nell’importare da un Foglio elettronico i dati di building program in V<strong>ectorworks Architect</strong>, oppure di inserirli direttamente in un Foglio elettronico di <strong>Vectorworks Architect</strong>, predefinito per lo <em>space programming</em>. Una serie di comandi e strumenti specializzati consentono la generazione di un diagramma a bolle, di una matrice di adiacenza e di uno <em>stacking diagram</em>. Il diagramma a bolle rappresenta inizialmente ogni spazio come un quadrato di dimensioni pari all’area specificata nei dati importati o inseriti. Le relazioni fra gli spazi sono rappresentate da linee con vari spessori, dipendenti dalla forza delle relazioni. Il diagramma a bolle può essere modificato manualmente in modo da trasformarlo in un layout degli spazi. E’ possibile spostare gli spazi e disporli come si crede, modificando le loro dimensioni e le loro relazioni. Il programma è anche in grado di calcolare un punteggio per ogni layout creato. Ciò è utile alla ricerca dell’ottimizzazione del layout degli spazi sulla pianta di ciascun piano dell’edificio. Gli spazi possono visualizzare non solo il loro nome, ma anche quello dell’occupante, la loro area, ecc. Inoltre l’utente può definire e visualizzare dati personalizzabili in modo sofisticato e può applicare diversi colori agli spazi. Lo <em>stacking diagram</em> mostra i piani definiti per l’edificio, l’area totale allocata e quella occupata dai singoli spazi. Successivamente, una volta stabilito il layout definitivo, a partire dagli spazi creati è possibile ottenere i muri adatti a contenerli.<br />
Si può concludere che, in questo programma, è presente un modulo destinato allo <em>space programming</em> e che l’utente può guidare un processo per ottenere alcuni risultati di <em>space planning</em> con l’ausilio di limitate procedure di controllo; le funzionalità di CAD architettonico/BIM di <strong>Vectorworks Architect</strong> presentano una buona integrazione con il modulo di <em>space programming/planning</em>.</p>
<p>Ignazio Di Lecce</p>
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		<title>Intervista a Sean Flaherty</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Jul 2010 08:16:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Durante la recente Worldwide Distributor Conference 2010 di Nemetschek Vectorworks Inc., tenutasi ad Annapolis nel Maryland, abbiamo avuto il piacere di intervistare Sean Flaherty, amministratore delegato della società americana che produce il rinomato prodotto CAD &#8220;Vectorworks&#8221;. Mr. Flaherty è laureato in ingegneria presso l&#8217;Università del Maryland ed è un veterano del settore CAD: per oltre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Durante la recente Worldwide Distributor Conference 2010 di Nemetschek Vectorworks Inc., tenutasi ad Annapolis nel Maryland, abbiamo avuto il piacere di intervistare Sean Flaherty, amministratore delegato della società americana che produce il rinomato prodotto CAD &#8220;Vectorworks&#8221;.</p>
<p><span id="more-211"></span></p>
<div class="wp-caption alignleft" style="width: 260px"><img title="Foto Sean Flaherty" src="http://www.videocomservice.net/images/blog/foto_sean.jpg" alt="" width="250" height="313" /><p class="wp-caption-text">Mr. Sean Flaherty</p></div>
<p>Mr. Flaherty è laureato in ingegneria presso l&#8217;Università del Maryland ed è un veterano del settore CAD: per oltre 20 anni è stato un innovatore ed un fautore dello sviluppo di software per progettazione che sia quanto più possibile vicino al modo di pensare dei progettisti.</p>
<p><strong>Mr. Flaherty, potrebbe farci una presentazione di Lei e della sua azienda?</strong><br />
La società è stata fondata nel 1985 e ha prodotto da sempre una sola linea di software. Si trattava, quando iniziammo, di MiniCad, un programma in origine solo 3D e sviluppato esclusivamente per Macintosh. Da allora lo abbiamo espanso, creando una vera e propria linea di prodotti con il nome Vectorworks, in modo da adattarlo a diversi settori di progettazione, su piattaforme diverse (Mac e Windows) e con funzioni aggiuntive, oltre al semplice 3D, in modo da soddisfare un ampio spettro di clienti. Nel 2000 la società è entrata a far parte del gruppo Nemetschek AG ed attualmente operiamo con il nome di Nemetschek Vectorworks Inc.; la nostra sede si trova a circa 40 km a nord di Washington, DC.<br />
Ho lavorato in questa azienda fin dalla sua costituzione, quasi 25 anni fa. Richard Diehl, il fondatore, mi assunse come primo programmatore a tempo pieno per aggiungere funzioni 2D al prodotto. Mi sono sempre occupato della divisione sviluppo della società, fino a diventare CTO (Chief Technology Officer &#8211; direttore dello sviluppo) mentre l&#8217;azienda cresceva di importanza. In cuor mio, mi ritengo da sempre una figura operativa.</p>
<p><strong>Da quanto tempo lei è CEO (Chief Executive Officer &#8211; amministratore delegato)?</strong><br />
Sono diventato amministratore delegato nel 2005.</p>
<p><strong>Può descrivere il modo in cui prendete decisioni circa la direzione di sviluppo del vostro software?</strong><br />
Quando pianifichiamo l&#8217;evoluzione dei nostri prodotti, ci focalizziamo su due filoni principali: le richieste da parte dei clienti ed i trend futuri del mercato.<br />
Le richieste dei nostri clienti ci raggiungono attraverso molteplici canali. I nostri distributori internazionali, come VideoCOM in Italia, ci forniscono dei feedback attivi prima, durante e dopo la fase interna di pianificazione del prodotto. Il web ha inoltre &#8220;ristretto&#8221; il mondo, per cui siamo in grado di ricevere suggerimenti e indicazioni da tutti grazie ai nostri forum, alle mailing list ed ovviamente alle email che ci vengono inviate direttamente. Effettuiamo e riceviamo anche molte visite dirette da parte dei nostri clienti, che hanno dunque la possibilità di correlarsi immediatamente con il nostro staff.<br />
I trend futuri del mercato sono più difficili da assecondare, dato che ci si trova a dover prevedere quello che i clienti vorranno fra cinque o dieci anni. Abbiamo molti dipendenti che provengono dai settori industriali su cui ci concentriamo e sono quindi proprio loro ad effettuare un controllo costante in tal senso, verificando l&#8217;eventuale possibilità di un approccio in grado di risolvere i problemi dei clienti in maniera innovativa rispetto ai miglioramenti incrementali che già applichiamo alle funzionalità esistenti nelle versioni del programma che via via si sviluppano. Il BIM (Building Information Modeling) è l&#8217; esempio tipico di una tendenza che si sta lentamente ma costantemente affermando: ci stiamo da anni focalizzando per implementare l&#8217;infrastruttura di Vectorworks in modo da supportare al meglio tale metodologia di lavoro.</p>
<p><strong>Molti sostengono che Vectorworks sia principalmente un&#8217;applicazione CAD di tipo 2D. Qual è la sua opinione?</strong><br />
Penso che ci sia bisogno di fonti più aggiornate! Con le versioni recenti di Vectorworks nel settore dell&#8217;architettura, ritengo che noi abbiamo chiaramente tracciato la rotta. Abbiamo analizzato con attenzione il mercato del design aerospaziale ed automobilistico, in modo da capire quale fosse in assoluto la miglior tecnologia 3D su cui basare le fondamenta del nostro sistema BIM.<br />
La nostra capacità di combinare oggetti solidi, superfici libere ed oggetti architettonici di tipo BIM in un ambiente di modellazione integrato è in assoluto la più efficace del mercato. Per raggiungere quest&#8217;obiettivo, abbiamo acquisito in licenza soluzioni di levatura mondiale come Parasolid e DCM (Dimensional Constraint Manager &#8211; gestore vincoli parametrici) da Siemens PLM Systems. Ovviamente il nostro ambiente di disegno 2D rimane un punto cruciale, ma abbiamo anche ricostruito dalle fondamenta un&#8217;applicazione 3D di prima classe!</p>
<p><strong>Qual è la sua visione di Vectorworks rispetto ad altri applicativi CAD?</strong><br />
Come ho già accennato, la leadership nel 3D è stata per noi un obiettivo chiave degli ultimi dieci anni di Vectorworks.  Anche se nel prossimo futuro il 2D continuerà a giocare un ruolo importante, sempre più progetti vengono ormai pensati e realizzati in 3D, dato che appare la sola strada per poter trattare con completezza il tema dele relazioni spaziali. Il nostro intento è perciò quello di apprendere dall&#8217;industria del CAD meccanico i concetti del &#8220;fully-automated product delivery&#8221; ed adattarli all&#8217;ambiente BIM.<br />
Siamo rimasti veramente sorpresi nello scoprire che le capacità 3D di base dei nostri concorrenti siano, tutto sommato, così limitate: per riuscire a fornire una soluzione realmente 3D ai progettisti, occorre essere in grado di modellare veramente &#8220;tutto&#8221;.<br />
Altro elemento di cruciale importanza è quello di espandere le potenzialità del software mantenendo però la facilità d&#8217;uso e la semplicità di apprendimento.  Spesso, quando sviluppiamo nuove versioni del nostro software, ci focalizziamo al massimo su quello che dobbiamo togliere e su quello che dobbiamo aggiungere: devo dire che abbiamo un&#8217;ottima reputazione nella gestione della problematica dell&#8217;equilibrio fra la facilità d&#8217;uso e le funzionalità più o meno sofisticate del prodotto.</p>
<p><strong>Può darci qualche informazione sul futuro di Vectorworks? </strong><br />
Non penso che le nostre linee-guida nello sviluppo cambieranno nei prossimi cinque anni, particolarmente nell&#8217;area del BIM. Stiamo al momento definendo ulteriori partnership tecnologiche che contribuiranno ad apportare miglioramenti veramente importanti alla linea Vectorworks, permettendoci di ottenere risultati di altissimo livello. Attualmente molti studi di progettazione stanno ancora lottando per compiere un passo decisivo: passare dal disegno tecnico alla modellazione. Vectorworks si trova in una posizione unica sul mercato: è uno dei pochissimi software che permettono di fare un passaggio graduale al BIM. Per conseguire questo risultato, abbiamo bisogno di continuare a lavorare nella direzione intrapresa finora.</p>
<p><strong>La sua opinione è che il mercato CAD europeo sia maturo o lei  ritiene che ci siano ancora spazi di espansione?</strong><br />
Il mercato europeo può essere considerato maturo nel senso che quasi ogni architetto ha già adottato, in qualche forma, un sistema CAD. L&#8217;opportunità di ulteriori espansioni deriva dal fatto che molti studi stanno usando un sistema CAD alla stregua di tecnigrafo elettronico e non invece come un sistema di disegno parametrico. Una parte del mercato ha difficoltà a effettuare questo cambiamento, ma è primaria responsabilità di noi produttori di sistemi CAD rendere tale passaggio più semplice e meno costoso. Ritengo quindi che le possibilità di crescita in Europa saranno conseguenti all&#8217;adozione di standard efficaci per l&#8217;interscambio informatico dei modelli degli edifici fra gli studi di progettazione e le società costruttrici: ora ciò avviene su base individuale, tra azienda ed azienda, ma non esiste ancora una struttura su base normativa a livello europeo.</p>
<p><strong>Come ritiene che Vectorworks possa operare in modo collaborativo con le diverse soluzioni CAD e le altre applicazioni BIM?</strong><br />
Ci siamo focalizzati da tempo su standard aperti per l&#8217;interscambio delle informazioni BIM. Nel caso dei modelli architettonici, il formato IFC è l&#8217;unica soluzione completa oggi disponibile – ed abbiamo lavorato duramente negli ultimi cinque anni per realizzare un translator di alta qualità. I risultati ottenuti sono ottimi e posso dire che oggi è più veloce trasferire un modello usando lo standard IFC rispetto a quanto lo sia usando un qualsiasi altro formato, dato che è l&#8217;unico in grado di trasportare completamente sia le informazioni architettoniche che la geometria di un edificio. Per supportare questo obiettivo, abbiamo lavorato di concerto con diversi enti certificatori a livello mondiale, come la buildingSMART Alliance, l&#8217;Amministrazione dei Servizi Generali degli Stati Uniti e la Statsbygg (agenzia governativa Norvegese) per effettuare i test secondo i parametri degli standard più recenti: in tutti i casi abbiamo soddisfatto i requisiti di compatibilità e stiamo documentando il flusso di lavoro che i nostri clienti devono seguire per utilizzare con efficacia il formato IFC.</p>
<p><strong>La ringraziamo per il tempo che ci ha dedicato e le facciamo i migliori auguri per il suo lavoro.</strong><br />
Grazie a voi.</p>
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		<title>Corso di aggiornamento a Palermo</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Mar 2010 07:55:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>

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		<description><![CDATA[Giovedì 18 marzo 2010, presso l’Ordine degli Architetti Paesaggisti Pianificatori Conservatori della Provincia di Palermo, si è svolto un corso di aggiornamento sui prodotti Vectorworks Architect 2010, Cinema 4D e Piranesi. Nella bellissima sala barocca della sede dell&#8217;Ordine, che ha patrocinato l&#8217;incontro, sono convenuti circa novanta professionisti, provenienti da tutta la Sicilia. Sono state tre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Giovedì 18 marzo 2010, presso l’Ordine degli Architetti Paesaggisti Pianificatori Conservatori della  Provincia di Palermo, si è svolto un corso di aggiornamento sui prodotti Vectorworks Architect 2010, Cinema 4D e Piranesi.</p>
<p><span id="more-199"></span></p>
<p>Nella bellissima sala barocca della sede dell&#8217;Ordine, che ha patrocinato l&#8217;incontro, sono convenuti circa novanta professionisti, provenienti da tutta la Sicilia. Sono state tre ore intense di corso, che hanno coperto tutti gli ambiti della progettazione BIM: dalla definizione della pianta 2D, alla realizzazione di piante, prospetti, sezioni e prospettive. Grazie alla preparazione e maestria dell&#8217;architetto Spatola, è stato possibile apprezzare come il progetto prendesse vita, fino a realizzare i rendering fotorealistici in Cinema 4D. L&#8217;incontro si è concluso con una rielaborazione del progetto in Piranesi, che ha mostrato come sia possibile aggiungere freschezza ed un pizzico di poesia alle immagini tecniche.</p>
<p>L&#8217;evento è stato anche occasione per introdurre la nuova struttura formativa VideoCOM•Accademia, che inizierà i corsi ufficiali a Palermo a partire dalle prossime settimane.</p>
<p>Lo staff di VideoCOM coglie l&#8217;occasione per ringraziare tutti coloro che hanno partecipato all&#8217;incontro.</p>
<div class="wp-caption alignnone" style="width: 510px"><img class="  " title="Presentazione di Vectorworks" src="http://www.videocomservice.net/images/blog/2010palermo/2010palermo_demovw.jpg" alt="" width="500" height="375" /><p class="wp-caption-text">Presentazione di Vectorworks Architect 2010</p></div>
<div class="wp-caption alignnone" style="width: 510px"><img class=" " title="La sala dell'ordine degli architetti di Palermo" src="http://www.videocomservice.net/images/blog/2010palermo/2010palermo_Sala1.jpg" alt="" width="500" height="375" /><p class="wp-caption-text">Uno scorcio della bellissima sala dell&#39;ordine degli architetti di Palermo</p></div>
<div class="wp-caption alignnone" style="width: 510px"><img title="La presentazione di Piranesi" src="http://www.videocomservice.net/images/blog/2010palermo/2010palermo_demop.jpg" alt="" width="500" height="375" /><p class="wp-caption-text">La presentazione di Piranesi</p></div>
<div class="wp-caption alignnone" style="width: 510px"><img class=" " title="Il pubblico" src="http://www.videocomservice.net/images/blog/2010palermo/2010palermo_Sala2.jpg" alt="" width="500" height="375" /><p class="wp-caption-text">Il pubblico, davvero numeroso</p></div>
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